E’ interessante, vero, che gli economisti mainstream abbiano bisogno di un cosiddetto guru economico come Alan Greenspan per confermare che l’economia statunitense sia in recessione. Se lo dice il maestro, allora è vero. Se non lo dice, allora la “recessione” offre spunti di ottimismo. E ora c’è il Segretario al tesoro, Hank Paulson, a dire ciò che il pubblico americano sa fin troppo bene da un anno: “L’economia è in brusco ribasso“. Caspita, Signor Paulson, Lei si aggiudica il premio per l’eufemismo dell’anno, perché un’altra cosa che gli Americani hanno scoperto è che la classe media si è quasi estinta dopo appena qualche decennio di esistenza: grazie e Lei e ai Suoi amici della Goldman Sachs.
Nessuno di coloro che se ne vanno da una casa pignorata, o dichiarano bancarotta, o, privi di assicurazione, si trovano a fissare negli occhi decine o centinaia di migliaia di dollari in spese mediche, ha bisogno di un maestro o di un qualsiasi altro membro dell’elite al governo che gli dica che non solo siamo in recessione, ma che siamo sulla corsia di accelerazione verso una depressione che farà sembrare il 1929 un’esistenza lussuosa. È chiamato il crollo della civiltà occidentale, ed è in corso già da un po’.
DI PAOLO BARNARD
Caro Travaglio, io ho le prove che tu non sei libero. Non mi dilungo, te le espongo in breve e ti assicuro che non sto parlando del fatto che, ad esempio, tu ti rifiuti di parlare di temi come il Signoraggio bancario, nonostante esso sia una piaga aberrante artificiosamente inflitta alla vita di ogni singolo italiano, che ne paga un prezzo altissimo.
No, Marco, parlo di altro. Tu non sei libero perché tu oggi sei una Star; perché sei in prima serata TV ogni settimana e proprio nel luogo dove secondo te “…chi non ha il guinzaglio in questo momento non lavora e chi ci lavora in un modo o nell’altro un suo guinzaglio ce l’ha”; perché sei lì anche tu, col trucco di scena, con i riflettori sparati su di te, col megaschermo dietro le spalle che amplifica il tuo verbo; perché giri l’Italia fra il tripudio dei fans club, che ti adorano; perché sei un’Icona.
(continua…)
Azzarderò – pur non ritenendomi per niente un esperto in politica – qualche considerazione sulle elezioni che si sono appena svolte in Italia. I commenti che le hanno seguite si sono incentrati su alcuni temi. Il permanere del sex appeal di Berlusconi, la sostanziale sconfitta del Partito Democratico di Walter Veltroni, la scomparsa del raggruppamento “La Sinistra l’Arcobaleno” (mai denominazione fu così imbecille), il consenso di larga parte della classe operaia alla Lega Nord.
Quest’ultimo è il solo argomento che mi interessa davvero. Mi lascia sbalordito la strana nozione di “classe operaia” che pare aversi nel 2008. Si crede ancora che esista una compagine operaia compatta, portatrice in teoria dei valori della sinistra? Sono almeno trent’anni (se non quaranta) che il concetto è stato sezionato, sbugiardato, messo a nudo nella sua incongruità. La classe operaia cui si fa riferimento non esiste più dagli anni Settanta del Novecento.
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Non ci sono più parole per descrivere l’orrore che si prova nel ricevere, tradurre e pubblicare le notizie dei massacri che giungono dalla Striscia di Gaza. Né lo sdegno verso Israele, stato razzista, che quotidianamente, da 60 anni, commette efferati crimini, denunciati ma mai puniti dall’Onu, verso un popolo a cui ha confiscato terre, case, tradizioni e patria.
Qui non c’è vero o falso anti-semitismo, ma solo senso di giustizia: altri governi mediorientali sono stati puniti duramente per molto meno. Nei confronti del “baluardo della civiltà contro la barbarie” non c’è strage, eccidio, pulizia etnica, massacro che valga una punizione esemplare da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o di tribunali internazionali.
Si sta verificando una crisi alimentare. I carburanti biologici sono un crimine contro l’umanità, ma – se guardiamo la cosa con gli occhi dei carnivori – mangiare carne è anche peggio.
Non preoccupatevi della crisi monetaria mondiale. Concentratevi per un momento su una questione più urgente: la grande crisi alimentare che sta dilagando molto più velocemente di quella finanziaria. Probabilmente avrete visto le stime attuali: il prezzo del riso è cresciuto di tre quarti rispetto allo scorso anno, quello del grano è aumentato del 130 per cento. Ben 37 Paesi vivono una grave crisi alimentare. Cento milioni di persone, secondo la Banca Mondiale, potrebbero scivolare nella povertà a causa dei prezzi alti. Ma scommetto che vi siete persi le statistiche più significative. Lo scorso anno il raccolto del grano ha superato ogni record con 2.1 miliardi di tonnellate – battendo del 5% quello dell’anno precedente. La crisi, in altre parole, è iniziata prima che i rifornimenti mondiali di cibo fossero colpiti dai cambiamenti climatici. Se la fame può già dilagare ora, che cosa accadrà se i raccolti dovessero ancora calare?
E DISASTRO DEI DERIVATI ATTUALMENTE IN VOGA.
Quando i ragazzi più svegli nella stanza hanno ideato il loro Credit Default Swap [lo "swap", nella finanza, appartiene alla categoria dei derivati, e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti, N.d.T.], hanno dimenticato di chiedere una cosa – cosa succede se una delle parti di questa scommessa non ha i soldi per pagare? - I Credit default swaps (CDS), sono simili ai contratti di assicurazione, e sono venduti a protezione delle inadempienze sui prestiti, ma i CDS non sono una comune assicurazione.
Le compagnie di assicurazione sono regolate dal governo, con determinati requisiti di deposito e limiti statutari, e dagli esaminatori che di routine compaiono quando si controllano i registri contabili per assicurarsi che ci sia il denaro necessario a coprire i potenziali reclami. I CDS sono scommesse private, e dal tempo di Alan Greenspan, la Federal Reserve ha insistito sul fatto che i legislatori non devono occuparsene.
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Se non vivessimo in un Paese la cui classe dirigente ha fatto della furbizia da quattro soldi e dell’ipocrisia più spudorata il suo abito mentale permanente, potremmo anche guardare ai sempre più frequenti sermoni sulla necessità di addivenire a una «memoria condivisa» del 25 aprile in termini di un volonteroso, anche se patetico, sforzo di riconciliazione. Ma nella Repubblica della menzogna eretta a sistema e del calcolo politico sistematico, ove tutto è in vendita e tutto si riduce al gioco delle fazioni per accaparrarsi quante più poltrone possibile, «a pensare male - come diceva Andreotti - si fa certamente un peccato, ma ci si azzecca quasi sempre» (parola di uno che se ne intendeva, e se ne intende tuttora, parecchio).
Come molti sanno, la rete Internet è nata da un progetto del Dipartimento per la Difesa americano, allo scopo di fornire servizi e informazioni utili ai fini militari. Gradualmente si è diffusa anche per altri usi.
All’inizio la novità della rete apparve assai rivoluzionaria e suscitò molti entusiasmi. Non si trattava soltanto di nuove possibilità d’informazione o di comunicazione. Negli anni Novanta, quando si formarono le prime comunità virtuali, sembrava che la rete potesse stravolgere completamente persino l’assetto socio-politico.
C’era l’idea che Internet dovesse cambiare le regole della politica, rendendo obsoleti concetti come elezioni e rappresentazione territoriale, in quanto le comunità non potevano più essere inserite all’interno di un’arbitraria ubicazione fisica. Attraverso le comunità virtuali sembrava fosse possibile eliminare la politica spettacolo e l’ingiustizia sociale.
Oggi, 27 Aprile, ho risolto un dubbio, un tarlo che qualche volta m’assaliva. Sono riuscito a farlo perché ieri, 26 Aprile, mi sono recato presso il Conservatorio Musicale di Cuneo per assistere al saggio di fine anno del corso di tromba e trombone, al quale partecipava anche mio figlio Emiliano, studente del primo anno.
Credo fortemente che agli ebrei in tutto il mondo, compresi quelli in Israele, debba essere costantemente ricordato degli orribili crimini commessi in Palestina sotto il loro nome collettivo e che debbano comprendere la stretta somiglianza ideologica tra nazismo e sionismo.
Credo che questo sia uno strumento legittimo per ottenere che gli ebrei, specialmente quelli che hanno a cuore giustizia ed onestà, riconsiderino la loro identificazione e infatuazione per questa entità malvagia e per la sua altrettanto nefasta ideologia e le sue azioni.