Gran parte degli americani considera l’alimentazione come un aspetto sicuramente garantito. Anche le famiglie statunitensi appartenenti alle fasce più disagiate spendono ben il 16 per centro del loro budget per l’alimentazione. In molte altre nazioni è tutto molto meno garantito. Le famiglie Nigeriane spendono il 73% dei loro introiti per mangiare, i Vietnamiti il 65%, gli Indonesiani la metà.
Lo scorso anno il costo dell’importazione nei paesi in via di sviluppo è aumentato del 25% e il prezzo del cibo ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi 25 anni. Il costo del grano è raddoppiato negli ultimi due anni: si tratta del prezzo più elevato degli ultimi 28 anni. Gli aumenti provocano agitazioni e malcontento da Haiti all’Egitto. Molti paesi hanno imposto il controllo dei prezzi sul cibo o delle tasse sulle esportazioni agricole.
(continua…)
L’idea, che viene già sperimentata, è questa: bombardare la stratosfera con un finissimo particolato di vetro (1). E perché?
Per il vostro bene: combattere l’effetto serra, naturalmente. La polvere di vetro speciale (porous-walled glass microsphere) dovrebbe assorbire parte del CO2, e soprattutto riflettere i raggi solari, impedendo loro di giungere sulla Terra in eccesso.
Il punto è che gli esperimenti («limitati») sono condotti da un anno in segreto dal Savannah River National Laboratory di Alken (South Carolina), un centro che appartiene al Dipartimento dell’Energia (DOE): un ministero che si occupa anche di realizzazioni militari, specie di quelle troppo «delicate» per apparire sotto la sovrintendenza del Pentagono. Tipicamente, certi esperimenti con materiale fissile e radiattivo cadono sotto la competenza del DOE.
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Un fungo mortale che uccide il frumento, noto come Ug99 [Uganda 1999, N.d.T.], si è probabilmente propagato dall’Africa al Pakistan, in base ai rapporti pubblicati nel British New Scientist. Se fosse vero, tutto ciò minaccia il granaio vitale dell’Asia, tra cui la regione del Punjab.
La diffusione del mortale virus, la ruggine dello stelo [conosciuta anche come "ruggine nera del grano o del frumento" (Puccinia graminis), N.d.T.], contro la quale non esiste alcun funghicida efficace, avviene mentre le riserve mondiali di grano raggiungono il livello più basso nelle ultime quattro decadi e la produzione di bio-etanolo sovvenzionata dai governi, in particolare negli Stati Uniti, in Brasile e nell’Unione Europea, sta sottraendo a velocità allarmante la terra destinata alla produzione alimentare.
(continua…)
“Ciò che l’uomo ha unito, la natura non è capace di disunire” Aldous Huxley, “Brave New World”, Capitolo 2
“I miei amici sono dei giocattoli. Io li fabbrico. È un hobby. Sono un disegnatore genetico.” J.F. Sebastian (William Sanderson), “Blade runner”, 1982
Un agghiacciante articolo circa l’ingegneria genetica e la moralità
Chiamatemi strano ma uno dei momenti salienti del mio 2007 è stata una notte di dicembre quando alla fine riuscii nell’intento di vedere uno dei miei film preferiti sullo schermo argentato al più grande e migliore cinema di cui ero a conoscenza, lo storico Senator Theatre di Baltimora…
Film in questione: “Final Cut” di Ridley Scott del classico film fantascienza/noir del 1982 Blade Runner
Blade Runner è uno dei miei favoriti per una serie di motivi. Innanzitutto, rappresenta l’esempio più fine che io abbia mai visto di integrazione scorrevole tra scrittura e cinematografia. A differenza di molti altri del genere fantascientifico, gli effetti speciali – sebbene incredibili per l’epoca e per il budget con cui furono creati – non sopraffanno la storia, ma la completano in una sublime sinfonia di eccellenza nella narrazione.
In realtà, la simbiosi di storia ed effetto presente in Blade Runner è così elaborata e ben concepita che ti trasporta letteralmente quasi in un’America futura che sembra tanto plausibile e palpabile quanto l’incessante, confusionaria e quotidiana fatica che si è lasciato fuori dal teatro. La primaria ragione di ciò non è la rinomata eccezionale bravura di Ridley Scott nell’arte di fare cinema, la quale ci ha donato dei classici talmente indelebili quali Alien, Gladiator e ciò che è pressocchè universalmente riconosciuto come uno dei messaggi pubblicitari di tutti i tempi – il popolare spot Apple “1984” durante il Super Bowl dell’allora nuovo computer Macintosh …
A mio parere, è causata dall’ispirata ed ingegnosa capacità di rinnovata immaginazione dell’altrettanto ingegnosa fonte di materiali da parte degli sceneggiatori collaboratori Hampton Fancher e David People: il romanzo fantascientifico del maestro Philip K. Dick del 1968, Ma Gli Androidi Sognano Pecore Elettriche? Oltre ad essere un intenso, sfumato, singolare a livello visivo, all’incirca perfettamente realizzato esercizio dell’arte cinematografica (io credo sia la realizzazione di Scott di più alto livello come regista finora), ciò che in verità rende grande Blade Runner è la sua storia profetica fuori dal comune.
Una storia che diviene sempre più attuale con il passare del tempo.
Le Profezie di Blade Runner
Blade Runner è ambientato nell’anno 2019, a Los Angeles. Per coloro che non conoscono la storia, si tratta essenzialmente di un dramma poliziesco circa un poliziotto assassino il cui lavoro è rintracciare ed uccidere i superumani (chiamati replicanti), progettati geneticamente ed organicamente costruiti, presenti sulla Terra. I replicanti sono superiori alla gente comune per quanto riguarda la forza e perlomeno pari in intelligenza – e sono indistinguibili dagli esseri nati naturalmente senza l’esecuzione di dettagliati test di risposte emozionali. Educati al lavoro da schiavi, al combattimento e ai lavori pericolosi nelle “colonie extra-mondo”, i replicanti sono illegali sulla Terra, a rischio di pena di morte…
Questo non arresta alcuni di loro dall’arrivare sulla Terra in incognito. Entra in scena Rick Deckard (Harrison Ford all’apice della sua fama iniziale). Egli è parzialmente in pensione, ma spinto a tornare in servizio dal suo vecchio capo al fine di eliminare un gruppo particolarmente mortale di quattro replicanti che sono ritornati sulla Terra intenzionati a infiltrarsi nell’azienda che li aveva prodotti, la Tyrell Corporation, nella speranza di trovare un modo di estendere le loro vite al di là dell’implicito arco di tempo di quattro anni…
Il film illustra come questo tentativo di infiltrazione gioca fino in fondo (violentemente), come questi replicanti combattono contro la loro stessa mortalità e il loro sottosviluppo emozionale, come Deckard fa “andare in pensione” questi pseudo umani e viene alle prese con il senso di colpa dell’ucciderli – e ha a che fare con il fatto che egli stesso potrebbe essere un replicante…
È una storia eccezionale e straordinariamente ben raccontata. Ma quel che è talmente profetico circa la pellicola non è la trama quanto la visione di un’America nel 2019 che Dick, Fancher, Peoples e Scott hanno creato durante la produzione di Blade Runner nei primi anni ’80. Nella loro Los Angeles di 37 anni dopo:
Il paesaggio urbano di Los Angeles è vasto e torreggiante. È uno sporco, arenoso mix di strutture industriali, architettura futuristica e costruzioni di antichi appartamenti dilapidati. Il cielo notturno è illuminato violentemente da fiammanti gas naturali che fuoriescono da elevate ciminiere di scarico. Inoltre, piove quasi sempre costantemente. Chiaramente, gli USA (e presumibilmente, il mondo) è ancora dipendente dai carburanti fossili per molta parte della sua energia e come conseguenza il clima globale è cambiato …
Se le dimensioni, l’importanza e la stravaganza delle loro sedi aziendali non danno alcuna indicazione, una delle più influenti e redditizie imprese di Los Angeles è la Tyrell Corporation – produttori di replicanti al 100% organici, geneticamente progettati (e altri organismi duplicati fatti dall’uomo, accenna la sceneggiatura). Il loro motto è “More Human than Human”. Sembrerebbe che una quantità considerevole di persone siano impiegate in tale industria, oppure subappaltate da parte della Tyrell Corporation…
Ovviamente, le menti direttive di Blade Runner impiegarono tempo e sforzi considerevoli per immaginare come sarebbero stati gli Stati Uniti quattro decenni più tardi. E a giudicare dallo stato in cui siamo nel 2008, essi non si discostano molto dalla linea su numerose cose: la globalizzazione, l’immigrazione, il cambiamento in corso dell’identità culturale dell’America, la teoria circa i cambiamenti climatici e la nascita dell’ingegneria genetica.
È dell’ultimo elemento, l’ingegneria genetica, che vorrei parlare un po’ di più oggi…

Bambini di un “Dio” Trasgressore
In Blade Runner, i replicanti individuano e obbligano uno degli ingegneri genetici della Tyrell Corporation, J. F. Sebastian, ad organizzare un incontro con lo specialista designer e veterano dell’impresa, il Dr. Eldon Tyrell. Di ciò che trapela da quel colloquio non lo vanificherò in questa sede. Ma ciò che menzionerò è ciò di cui Sebastian si è circondato in casa sua. Essendo un designer genetico, Sebastian ha creato uno spazioso appartamento pregno di geneticamente aberranti pseudo umani il cui unico scopo nella vita è divertirsi e assisterlo…
Essi sono come animali domestici e sono progettati non per essere senza difetti – ma più divertenti o affettuosi rispetto ai tipici umani in virtù dei loro difetti. Essi sono di taglie anormali, hanno delle voci e dei vezzi anormali e sono chiaramente meno intelligenti e coordinati dei caratteristici umani. Sebastian li abbiglia con dei graziosi piccoli abiti, insegna loro a pronunciare delle banali frasi tipiche che lo ringrazino nel momento in cui egli ritorna a casa dal lavoro ogni giorno e li mette in posa in giro per la casa come dei peluche.
Questo, a mio parere, è l’aspetto profetico più terrificante di Blade Runner. Il concetto che la gente povera, disadattata, corrotta, all’ordine del giorno motivata, o semplicemente sola potrebbe un giorno perfezionare l’imponente potere di creazione genetica solo per divertimento e senza alcuna preoccupazione per i risultati – come un bimbo che trova la pistola di suo padre nel comodino e semina il terrore sparando al vicinato solo per sentirla fare “bang”.
Pensate questo non possa accadere? Pensate che l’unico scopo dell’ingegneria genetica umana sia accelerare l’evoluzione, evitare le imperfezioni cromosomiche, assicurare una salute migliore ed eliminare le malattie? Pensate che noi umani siamo talmente virtuosi e d’animo elevato al punto da non creare intenzionalmente bambini imperfetti?
Pensateci ancora.
In questo momento, in Gran Bretagna, un paio di organizzazioni a favore dei diritti dei non udenti – il Royal National Institute for Deaf and Hard of Hearing People e la British Deaf Association – stanno facendo pressioni affinché venga concesso ai genitori non udenti (e presumibilmente, ai genitori dotati di udito) il diritto alla creazione genetica di bambini non udenti. I loro sforzi sono incentrati sull’emendamento di un disegno di legge che al momento è al vaglio nella House of Lords, la proposta di legge sui tessuti umani e sugli embrioni, che attualmente proibirebbero lo screening degli embrioni allo scopo di sceglierne uno con una anomalia. A detta dell’inglese Sunday Times, una più ampia coalizione tra organizzazioni che rappresentano persone disabili contribuirà anche alla campagna per tale emendamento della proposta di legge, a partire da questo mese.
Questo genere di cose non si sta verificando neanche solamente nella dolce vecchia Inghilterra. Secondo un articolo dell’ Associated Press del 21 dicembre 2006, il 3% delle 137 cliniche americane sottoposte a sondaggio che offrono lo screening di embrioni hanno fornito il servizio alle famiglie che intendono creare un handicap nei loro bambini…
Le argomentazioni su entrambi i fronti della questione sono, nei loro aspetti, persuasivi. Ed essi aspramente illustrano semplicemente quanto sarà scivoloso l’argomento dell’ingegneria genetica umana in futuro. I gruppi che sostengono il diritto dei genitori nello scegliere un handicap nei loro bambini sono preoccupati che l’eliminazione genetica di condizioni come il nanismo e la sordità potrebbero essere equivalenti all’eliminazione di identità culturali di valore — e indebolirebbe i genitori e i bambini costretti a convivere con tali parziali invalidità. E loro hanno ragione, per così dire…
Coloro che si oppongono nel dare ai genitori la capacità di scegliere bambini disabili dichiarano che essa sovverte il ruolo fondamentale della medicina – guarire, non fare male. Essi mettono sullo stesso piano la pratica e la intenzionale malattia invalidante dei bambini. E anche loro hanno ragione…
Si consideri anche questo: Se l’ingegneria delle invalidità divenisse accettabile a livello genetico prima della nascita, come potrebbe essere in qualche modo differente dall’inflizione delle stesse invalidità dopo la nascita? Se, per così dire, diventa in qualche modo un diritto dei genitori progettare la sordità o la cecità per i loro bambini a livello embrionale, non sarebbe anche un loro diritto attendere semplicemente sino alla nascita dell’infante, successivamente assordarlo con dei ripetuti colpi d’arma da fuoco vicino alle orecchie – o accecarlo cavandogli gli occhi? Solo una lieve sofferenza, qual è la differenza? I bambini vivono grazie alla circoncisione, vero?
Probabilmente, la gran parte delle forme di invalidità dopo la nascita sarebbero migliori rispetto alla stessa cosa fatta dall’ingegneria genetica. A differenza dello screening embrionico, la sordità post nascita o la cecità di un infante, sarebbe al 100% affidabile – e sarebbe di sicuro molto più economico rispetto a 15000 $ e oltre da pagare per procedure di ingegneria genetica…
Il che significherebbe più denaro che avanza per costruire una casa per i bambini adatti ai sordi – o ai non vedenti !
Inoltre, quando si porrà fine al “Statute of Limitations” sui bambini disabili? Se un padre single, per sempio, dovesse divenire sordo a causa di un’esplosione sul luogo di lavoro, allora potrebbe tornare a casa e far divenire sorda sua figlia di nove anni per sostenere la propria identità culturale o/e rafforzare la sua unità familiare?
A prescindere da questo, se il diritto di progettare dei bambini geneticamente risiedesse totalmente nelle mani dei genitori, chi arresterebbe tali genitori sregolati (si veda anche Spears, Britney) dal progettare creature totalmente dipendenti da loro? Se i genitori con una bassa stima di sé stessi vedessero l’educazione dei loro figli come un modo per rendere valide le loro vite o per ristorare il loro proprio senso di validità, cosa ci sarebbe di meglio per assicurare una vita del genere che creare un bambino con difficoltà mentali o motorie che non potrebbe mai abbandonare il nido?
Estrapolazioni e supposizioni (assurde o di altro genere) a parte, qualcuno qui sta per interpretare Dio, in ogni modo si ponga la questione. Sia il Governo che l’azienda ospedaliera lo faranno determinando dove esistono i confini nei termini di ciò che è in nostro potere “progettare” e in nostro potere costruire nei nostri bambini – oppure i genitori disabili creeranno figli a loro immagine imperfetta, o per la convalida della loro infermità…
In conclusione: sarebbe giusto verso i bambini il progettare la loro sordità, la loro cecità, il loro nanismo o altre inabilità per assicurare la sopravvivenza dell’identità culturale dei loro genitori? Sarebbe giusto verso i bambini se fossero intenzionalmente procreati inferiori, oppure incapaci, come da terapia, per le nevrosi dei loro genitori?
Ma questo è l’aspetto più disturbante di questa equazione: Tanto spaventoso e promettente potrebbe essere il potere dell’ingegneria genetica per i genitori, ma potrebbe divenire persino più rischioso fornire al governo tale autorità…
Un nuovo mondo pericoloso
Nel classico di Aldous Huxley del 1932 Brave New World [letteralmente “un nuovo mondo coraggioso”, tradotto in Italia col titolo “Il Mondo Nuovo” n.d.t.], la stragrande maggioranza delle persone (coloro che fanno parte dello Stato Mondiale) sono sterili, il matrimonio, l’essere genitori e la famiglia sono obsoleti tra di loro, e i bimbi sono procreati e allevati in laboratorio da parte del governo per rispondere alle esigenze della società. Nello Stato Mondiale, ci sono cinque classi di essere umani progettati geneticamente. In ordine decrescente di intelligenza, ci sono: gli Alfa, i beta, i gamma, i delta e gli epsilon. Ognuno di questi possiede le proprie abilità e i ruoli societari che si addicono loro ( gli alfa sono i pensatori, gli epsilon gli umili lavoratori) – e ognuno è accudito dal governo verso la beata accettazione del loro posto nello schema delle cose.

Ecco qui il motivo per cui ho menzionato questo: Non importa quanto noi qui in America facciamo del moralismo, l’ingegneria genetica umana sta giungendo su questo mondo. È già presente sotto forma di “screening prenatale” – e non passerà molto tempo ancora prima che si possano decidere sempre più i tratti di un bambino al posto suo. Perciò pensiamo a ciò che avremo un po’ più in là…
Diciamo che a partire dal 2019 saremo in grado più o meno di ordinare il nostro bambino su un catalogo. Una coppia potrà fornire la materia prima, il proprio DNA, e la scienza potrà aggiungere dei tratti positivi, sottrarre quelli negativi, misurare l’intelligenza, incorporare l’immunità e unire il colore dei capelli, il colore degli occhi, l’altezza, il tasso metabolico, la preferenza sessuale, ecc. ora, quante persone in questa impavida Utopia, opterebbero per bambini naturali al posto di bambini superintelligenti prodotti dall’ingegneria genetica, “super-bambini” a prova di malattia?
Non molti, scommetto.
E ciò significa che oltre il lasso di tempo di una singola generazione, la naturale Yin e Yang darwinistica tra chiaro e oscuro, forte e debole, audace e vulnerabile, la gente bella e schietta sarebbe innaturalmente incline al lato “perfetto” dello spettro. Al contrario di un america in cui la gente copre la gamma di tutte le forme, le taglie, le attrattive e la serie di abilità che soddisfano ogni lavoro ed esigenza all’interno della nostra società – dal fisico allo scavatore – si avrà un eccesso di belle persone intelligenti, appropriate, audaci, perfettamente adatte alle posizioni più intellettuali, e una carenza di coloro adatti a incarichi più umili, seppure non meno necessari.
Lo sporco piccolo segreto della società americana è che, al di là di quanta retorica sulle opportunità e sulle conquiste ci gettano addosso le nostre scuole, i genitori, i tutori del dopo scuola, i film, i terapisti e i guru fai da te, la realtà brutale è che non necessitiamo di così tanti supermodelli, professori, avvocati, medici, artisti e giudici della Corte Suprema. Per ognuno di questi, noi avremmo bisogno di 100 scavatori, idraulici, saldatori, muratori, meccanici di auto, braccianti agricoli, tassisti, trasportatori e venditori porta a porta. La grande maggioranza dei lavori e dei compiti in America (e in ogni paese, se è per questo) cade nel novero di quelli meno desiderabili, meno affascinanti e poco remunerativi…
Ci sono due modi molto probabili in cui queste necessità verranno affrontate in una futura America di persone abnormemente perfette: o importeremo una sottoclasse perché faccia per noi queste cose (e già stiamo facendo così), o faremo leggi che dicano chi può avere quale tipo di figli–proprio come in Brave New World. O faremo entrambe le cose.
In definitiva: se non saremo saggi nel modo di applicare questa tecnologia di ingegneria genetica inevitabilmente umana, finiremo per fornire al governo il potere di dire negli Usa quali figli potremo avere in base ai bisogni della società.
Come nell’ Office of the Handicapper General [ si potrebbe tradurre con “Ufficio dell’handicappariato Generale” n.d.t.] nel romanzo di Vonnegut “Harrison Bergeron”, potremmo finire per avere il “Dipartimento per un’Equa Procreazione” o qualcosa di simile. Come quando chiediamo un prestito o che ci si faccia credito, forse dovremo dimostrare la nostra idoneità prima di poter ordinare i nostri perfetti fagotti di gioia. O forse ci sarà una Lotteria della Procreazione, e dovremo essere felici di far nascere e crescere i figli che verranno estratti. Diventare genitori–ed essere felici e grati allo stato per qualunque tipo di figlio ci permetta di avere–potrebbe semplicemente diventare un dovere in più del Buon Cittadino, proprio come pagare le tasse.
Pensate che stia dicendo assurdità? Continuate a leggere…
Un pesce, due pesci, pesci rossi, NUOVI pesci
Se pensate che la necessità di interferire con la natura non sia diffusa tra gli umani, considerate cosa facciamo noi stessi in nome dell’individualità. Noi tingiamo e arricciamo i nostri capelli, ci trucchiamo, buchiamo la nostra pelle, indossiamo lenti a contatto (addirittura colorate), ci tatuiamo–ci mettiamo sotto i ferri per avere tette più grandi, pance più piatte e nasi più fini. Spendiamo ore infinite e una quantità pazzesca di dollari per comprare vestiti, scarpe e trucco che migliorino la nostra unicità e richiamino l’attenzione su di essa. Facciamo la stessa cosa con le nostre macchine e case. Le personalizziamo, perché non siamo felici di loro per come sono…
Non fraintendetemi, non sono critico verso la tendenza a migliorare le cose. Io stesso faccio ciò. Lo facciamo tutti. Sto semplicemente dicendo che fa parte della natura umana modificare se stessi e le proprie cose (e un sacco di gente mette i bambini in questa categoria) perché si adattino maggiormente a un qualche ideale interno di “me”. Pensate davvero che resisteremmo a questa tendenza per quanto riguarda i nostri figli? Guardate a come chiamiamo i nostri bambini; molte coppie scelgono intenzionalmente nomi strani o unici–arrivando a inventarseli– per indirizzare i loro figli all’individualità…
Pensate davvero che i genitori–se ne avessero il potere–non farebbero la stessa cosa con l’aspetto di un bambino? Pensate davvero che non vedreste i giovani genitori punk progettare figli con capelli rosa shocking? Pensate davvero che non vedreste tipi da body building camminare per strada con bambini massicci e scolpiti che trotterellano di fronte a loro?
Per tutti coloro che ancora dubitano che tutto ciò è quanto ci aspetta, considerate il caso del GloFish.
Messo sul mercato negli Usa dal dicembre 2003 i GloFish sono pesci-zebra (originari dell’India e del Bangladesh) modificati geneticamente. Inserendo geni delle meduse, dei coralli marini e di altre fonti nel genoma del pesce zebra i progettisti del GloFish sono riusciti a renderli brillanti nel verde, nel rosso e nell’arancio. La FDA, dopo uno studio e una valutazione dei rischi, non ha trovato alcuna ragione di salute pubblica per porre su questi pesci altre regole oltre quelle valide per i normali pesci zebra. Possono procreare e, sì, continuano ad essere molto venduti…
Considerate anche il caso dei LifeStyle Pets [animali domestici “stile di vita“ n.d.t.]—una nuova linea di gatti e cani ipoallergenici geneticamente modificati. Tutto il piacere e nessuno starnuto.
Forse verranno venduti presto nel negozio di animali vicino casa i GloDogs–più difficili da perdere e più facili da evitare quando si è in macchina…
E forse appena dopo i GloKids?
Cerchiamo di essere coraggiosi in questo mondo nuovo e pericoloso.
Di Jim Amrhein: “Whiskey & Gunpowder”, Freedoms Editor
Titolo originale: “BLADE NEW WORLD, GRAVE NEW WORLD”
Fonte: http://carolynbaker.net/
Un esempio, dal mondo reale della produzione della mozzarella di bufala, una testimonianza di prima mano
Il 12 di febbraio ultimo scorso, tornando a casa, ho intravisto una grande macchia scura sul bordo della strada. Avvicinandomi, ho visto che “la cosa”… era un bufalotto di alcuni giorni, ancora vivo. Devo dire che diverse volte negli anni mi è capitato di vedere carogne di bufalotti nei campi e lungo le strade, e ho sempre pensato che fossero morti di malattie perinatali. Ho segnalato il fatto all’autorità competente che è intervenuta per rimuovere la carcassa. Ma questa volta non si trattava di un cadavere, era un animale vivo.
Un bufalotto maschio, senza marca nell’orecchio, senza padrone. L’ho caricato in macchina e l’ho portato a casa. Ho chiamato subito il Servizio Veterinario il cui responsabile ha detto che posso tenerlo per farlo crescere, perchè probabilmente è stato abbandonato essendo un maschio. Allora i maschi vengono abbandonati? Si, mi è stato risposto, è l’abitudine in zona. Per legalizzarlo sono andata ai Carabinieri per fare la denuncia di “ritrovo”. Anche il Comandante “sapeva”: i maschi si uccidono, si lasciano lungo le strade, è “normale”, non servono, non danno latte. Si parlava di soffocarli buttando la paglia in gola…
Con il Servizio Veterinario abbiamo fatto i calcoli: circa 15.000 bufalotti maschi all’anno “non nascono” ufficialmente. Ma devono essere nati, perchè la natura procura l’equilibrio: nascono tanti maschi come femmine. E se sono iscritti 40.000 bufali femmina devono essere minimo 15.000 i maschi che “spariscono”. Ho sentito di altri “metodi” di uccisione: la maggior parte degli allevatori semplicemente lascia morire di fame i neonati, cioè li allontanano dalla mamma subito dopo il parto e non danno più attenzione. Muoiono! Basta! Ci sono quelli che li sotterrano vivi e ci sono quelli che li buttano nella fossa del letame. Qualche allevatore locale cresce i bufali maschi per la carne. Una percentuale molto bassa. Per il resto, per continuare a produrre mozzarella di bufala si dovrebbe organizzare una raccolta dei piccoli appena nati per portarli ai macelli.
Fonte: www.saicosamangi.info
Proviamo a riflettere ancora una volta sulla scelta degli uomini di «sacrificare» animali in grandi quantità in occasione delle feste comandate, magari appena dopo un digiuno o un venerdì «di magro». Atteso che quasi nessuno ricorda più neppure lontanamente l’eventuale origine religiosa o tradizionale, resta l’ecatombe priva di senso logico e del tutto fuori linea rispetto al futuro ambientale del pianeta. Non è questione di empatia con altri esseri viventi. Non è, in altre parole, questione di decine di migliaia di agnelli sgozzati, di centinaia di migliaia di maiali dissanguati e milioni di polli costretti a vivere tutta la loro vita nello spazio di un foglio A4: nessun animale si comporta così verso gli altri, e già questo uso industriale e massivo di altri viventi ci porrebbe oggettivamente fuori dal corso naturale della storia del pianeta.
Il fatto è che gli uomini non nascono carnivori né predatori, al contrario, come testimoniamo i ritrovamenti paleontologici per anni male interpretati: noi eravamo oggetto della caccia di tigri dai denti a sciabola insieme ai mammuth, non gli uccisori degli altri. Dentizione, lunghezza dell’intestino e molti altri caratteri testimoniano che eravamo destinati a mangiare vegetali e solo occasionalmente proteine di origine animale, carogne o animali malati cacciati per caso, un po’ come fanno altri primati.
Non è neppure questione di salute, sebbene da tempo i dati medici espongano molto chiaramente che un eccesso di consumo di carni produca malattie cardiovascolari, diabete e tumori. I tre milioni di danesi che furono costretti dall’embargo del 1917 a una dieta di patate e orzo (da grandi consumatori di burro, latte e carni bovine che erano) videro ridotto il tasso di mortalità di quasi il 35%. Come a dire che vivere al vertice della scala delle proteine è piuttosto un rischio che non un vantaggio. Nelle culture carnivore occidentali l’incidenza del tumore al colon è dieci volte superiore a quella delle culture vegetariane asiatiche, tanto da arrivare alla conclusione che la sola quantità ottimale di consumo di carne rossa è zero.
E’ un’altra, però, la ragione per abbattere il consumo di carne. E’ una ragione ambientale nel senso più ampio del termine. Per allevare il complesso bovino mondiale, composto da quasi un miliardo e mezzo di capi, ci vogliono pascoli sempre più ampi: ma dove li impiantiamo, visto che la superficie di terre emerse è sempre quella e che, anzi, la terra migliore, quella più fertile e più vicina alle fonti d’acqua, è già virtualmente esaurita? Pervicacemente si sottraggono territori sempre più ampi alle foreste tropicali e pluviali, che però reggono uno sfruttamento industriale solo per cinque o sei anni, dopo di che non sono più fertili e dunque spingono a disboscare nuove terre. La carne sottrae foresta al mondo, visto che per ottenerne 1 kg ce ne vogliono 9 di mangimi: gli animali di allevamento non consumano liberamente erba come si crede, ma vengono «finiti» (come si dice) a cereali. E a chi verrano sottratti quei cereali, se non ad altri uomini, che per questo patiranno la fame? Un manzo di allevamento di 500 kg ha consumato 1200 kg di granaglie, come a dire che, solo negli Usa, 157 milioni di vegetali, che potrebbero essere consumati dagli uomini, finiscono invece a produrre 28 milioni di tonnellate di carne. E per allevare un manzo ci vuole tanta acqua quanto quella che serve a far galleggiare un incrociatore. Ha un senso tutto questo in un pianeta in cui sono milioni coloro che non hanno il mais per sopravvivere, mentre altri si devono mettere a dieta per ridurre i rischi del consumo di carne? Desertificazione, disboscamenti, sprechi d’acqua, alterazioni degli ecosistemi, inquinamento delle falde, incremento dei gas serra sono questi i veri motivi per cui dovremmo ridurre il consumo di carne. Ma mettere in conto i danni ambientali della bistecca è un tabù che nessuno si sogna di discutere seriamente.
Mario Tozzi
Fonte: www.lastampa.it
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PRIMA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO
La sicurezza alimentare e il rapido aumento dei prezzi dei generi alimentari costituiscono “l’elefante nella stanza” che i politici debbono affrontare velocemente, secondo il parere del nuovo capo consulente scientifico del governo britannico.
Nel suo primo importante discorso da quando è entrato in carica, il professore John Beddington ha detto che la corsa globale per la coltivazione dei biocombustibili aggrava il problema e che la riduzione delle foreste pluviali per produrre colture di biocombustibili è “profondamente stupida”.
In occasione della Conferenza britannica Govnet per lo Sviluppo Sostenibile, ha detto a Westminster: “C’è progresso sul fronte del cambiamento climatico. Ma là fuori c’è un altro grave problema. È molto difficile immaginare come si possa intravedere un mondo che coltivi abbastanza colture in modo tale da produrre energia rinnovabile e che soddisfi al tempo stesso l’enorme aumento della richiesta di cibo, che si verificherà propriamente mentre alleviamo la povertà”.
Ha previsto che i prezzi degli alimenti di base come il riso, il mais e il grano continueranno a salire a causa dell’aumento della domanda,causata dalla crescita della popolazione e dall’aumento della ricchezza delle nazioni in via di sviluppo. Ha inoltre aggiunto che il cambiamento climatico porterà a pressioni per le forniture di cibo a causa della diminuzione delle precipitazioni piovose in molte zone e della rovina dei raccolti in relazione al clima.
“L’industria agricola deve raddoppiare la produzione di cibo, utilizzando meno acqua di adesso” ha detto. La crisi alimentare ci investirà molto più velocemente del cambiamento climatico, ha aggiunto.
Ma ha riservato alcuni dei suoi più aspri commenti per l’industria dei biocombustibili, che ha detto aver provocato una “scossa massiccia” ai prezzi del cibo nel mondo. “In termini di biocombustibili c’è stata propriamente, una reazione contraria” ha detto. “Esistono reali problemi di insostenibilità”.
La produzione dei biocombustibili crescerà enormemente nei prossimi 15 anni. Gli USA hanno in programma di produrre 30 miliardi di galloni di biocombustibile entro il 2022 – il che vuol dire triplicare la produzione di mais. L’UE ha il target che i biocombustibili costituiscano il 5,75% dei combustibili per i mezzi di trasporto entro il 2010.
Ma Beddington ha detto che è di vitale importanza che i biocombustibili vengano coltivati in modo sostenibile. “Alcuni dei biocombustibili sono senza speranza. L’idea che si possa ridurre la foresta pluviale per coltivare veramente dei biocombustibili ci sembra profondamente stupida”.
Prima di prendere il posto di capo consulente scientifico di Sir David King nove settimane fa, Beddington era professore di biologia della popolazione applicata presso l’Imperial College di Londra. È un esperto dell’uso sostenibile di risorse rinnovabili.
Hilary Benn ministro dell’ambiente, ha detto alla conferenza che si stima una crescita della popolazione mondiale dai 6.2 miliardi odierni a 9.5 miliardi in meno di 50 anni. “Come faremo a sfamare tutti?” ha chiesto.
Beddington ha detto che nel breve termine, lo sviluppo e l’aumento della ricchezza aggraveranno la crisi alimentare. “Quando ti muovi su [un reddito di] £1 sterlina al giorno fino a £5 sterline al giorno, ottieni un aumento della domanda di carne e prodotti caseari … e questo genera ulteriore domanda di cereali”. Al di sopra delle £5 sterline al giorno la gente inizia a chiedere cibo trattato e confezionato, che porta con sé un maggiore dispendio energetico. Circa 2.7 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di £1 sterlina al giorno.
Ci sarebbero aumenti anche dall’altro capo della scala degli stipendi, ha detto. Attualmente, ci sono 350 milioni di famiglie che vivono con £8,000 sterline all’anno. Questo numero viene proiettato ad aumentare fino a 2.1 miliardi entro il 2030. “Sono notizie terribilmente buone. Si intravede una predizione genuina dalla Banca Mondiale che l’alleviamento della povertà sta davvero funzionando”.
Ma ha anche messo in guardia che l’aumento del potere di acquisto porterà anche all’aumento della pressione per le forniture di alimenti. Le riserve globali di cereali sono al loro minimo storico, ad appena 40 giorni dall’esaurimento. “Sono in carica da solo nove settimane e quindi non ho le risposte a tutto, ma è chiaro che la scienza e la ricerca sono di cruciale importanza per accrescere l’efficienza della produzione agricola per unità di terra,”.
Fonte: www.guardian.co.uk
Nell’estate del 1974 ai fratelli Garland, Frank e Cedric, venne l’idea eretica. I giovani epidemiologi stavano partecipando a una conferenza sui tassi di mortalità per cancro, contea per contea, negli Stati Uniti. Seduti nell’aula dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, mentre osservavano le carte geografiche colorate a seconda dei casi di cancro, notarono una suddivisione evidente, maggiormente pronunciata per il cancro al colon. Le contee con i tassi più elevati erano in rosso; quelle con tassi bassi erano blu. Stranamente, la nazione era divisa in due quasi perfettamente, rosso al nord e blu al sud. Perché, si chiesero, il rischio di morire di cancro era maggiore nel bucolico Maine piuttosto che nella maggiormente inquinata California del Sud?
I due giunsero al Johns Hopkins qualche giorno dopo, guidando la propria Mustang da casa loro a San Diego. Frank stava per cominciare gli studi universitari e Cedric il suo primo impiego come professore. Era luglio e il viaggio attraverso l’assolato Sud fornì loro un idea mentre stavano studiando le carte geografiche del cancro: l’esposizione al sole cambia drasticamente a seconda della latitudine. Poteva forse questo spiegare le differenze dei tassi di cancro?
La loro ipotesi, sviluppata meticolosamente e pubblicata sei anni dopo nell’International Journal of Epidemiology, era che la luce solare avesse un potente effetto anti-cancro dovuto al suo ruolo nella produzione di vitamina D nella pelle esposta al sole. Quelli che vivono a latitudini settentrionali, teorizzarono, ricevono meno radiazione solare e producono meno vitamina, fatto che determina l’aumento del rischio di morire di cancro.
Oggi, che la vitamina D è presente così spesso nei media, è difficile credere che ci siano voluti decenni perché l’ipotesi dei fratelli Garland guadagnasse l’attenzione della comunità medica convenzionale. Ma i benefici della vitamina D non si limitano alla prevenzione oncologica: esistono studi che hanno stabilito un legame tra la deficienza di questo composto e talune malattie croniche e serie quali la sclerosi multipla, il diabete, le malattie cardiache, l’influenza e la schizofrenia.
Cedric Garland, ora professore di medicina preventiva all’Università di California, San Diego, è talmente convinto di questo legame allargato da dire: “Penso che la vitamina D stia per portare a un periodo d’oro per la medicina.” E non è il solo a crederlo. Le ultime ricerche sono così convincenti che numerosi ricercatori medici credibili e difensori della sanità pubblica, molti dei quali in Canada, hanno cominciato ad assumere dosi ben superiori alle 200/ 600 unità internazionali – dose giornaliera raccomandata dal ministero della salute Canadese, a seconda dell’età con un limite superiore di 2.000 IU. Il principale ricercatore Canadese sulla vitamina D, il dr. Reinhold Vieth dell’Università di Toronto, dice che si è tracannato 8.000 unità al giorno – quattro volte il massimo – per anni.
Dovremmo tutti fare lo stesso?
Il dr. Vieth dice di ritenere assolutamente innocuo quello che sta facendo – dopo tutto, la sua quantità giornaliera è paragonabile alla vitamina D che un Canadese si produrrebbe naturalmente in una giornata estiva esponendosi al sole.
E il dr. Robert Heaney, ricercatore medico alla Università Creighton di Omaha, dice che il suo collega Canadese non è l’unico nel suo approccio di super dosi. “Tutti i ricercatori sulla vitamina D, personalmente non ho mai trovato eccezioni, hanno imboccato questa strada convinti dai dati,” dice il dr. Heaney, che l’anno scorso ha collaborato a uno studio, riportato nel American Journal of Clinical Nutrition, che ha collegato l’integrazione di vitamina D a una strabiliante riduzione del 60 per cento dell’incidenza di cancro in donne di mezza età e anziane.
Cedric Garland sostiene che, più dell’inquinamento e di qualche altra causa, alla radice dell’epidemia di cancro del mondo Occidentale vi sia l’insufficienza dei livelli di vitamina D. Per di più, se più persone prendessero integratori, la popolazione delle regioni settentrionali sarebbe più in salute complessivamente.
“Potremo prevenire un insieme molto vasto di malattie con una singola misura, a poco prezzo, virtualmente senza complicazioni,” ci spiega. “Influenzerà favorevolmente ogni aspetto della medicina e della salute pubblica.”
Troppo bello per essere vero?
Sembra quasi inconcepibile che la geografia possa condannare qualcuno a subire malattie mortali – che il solo fatto di vivere in una nazione settentrionale, come il Canada, possa essere un rischio per la salute. L’ipotesi dei fratelli Garland si scontra anche con l’attempata visuale convenzionale che il cancro sia causato principalmente da cattive abitudini di vita, geni cattivi o elementi carcinogeni. Infatti, suggerisce che alcuni tipi di cancro siano meglio descritti come malattie dovute a deficienze nutritive, alla stregua di scorbuto o rachitismo.
Di conseguenza, molti esperti sono rimasti scettici, consapevoli che in passato molti integratori ben propagandati spesso non sono sopravissuti al loro sfolgorante avvio. “Il problema delle vitamine è stato che generalmente le conferme, per qualsivoglia ragione, non si sono verificate,” mette in guardia Len Lichtenfeld, responsabile medico ufficiale in carica (deputy chief medical officer) dell’American Cancer Society. Il dr. Lichtenfeld dice che le autorità mediche sono rimaste scottate dagli integratori così spesso che gli piacerebbe vedere una “quantità sostanziale” di ulteriore ricerca prima di convincersi che la vitamina D è davvero quello che sembra.
L’idea che la luce solare abbia effetti benefici sulla salute contrasta anche col consiglio di evitare l’esposizione al sole per ridurre il rischio di cancro alla pelle. Ciononostante, l’idea che l’insufficienza di vitamina D rivesta un ruolo nel cancro e altre malattie croniche degli adulti continua a guadagnare credito scientifico come teoria plausibile, fruttando nuovo rispetto per questa vitamina a lungo sottostimata. Sebbene abbia inizialmente attirato l’attenzione negli anni ‘20 come cura per il rachitismo (salute delle ossa, non cancro, è anche per questo che Health Canada ne raccomanda l’uso), da allora è stata trattata come Rodney Dangerfield (cioè ignorata N.d.T.). Nella nostra epoca salutista, è stata messa in ombra da integratori quali la vitamina C e il beta carotene.
Ma da quando i fratelli Garland hanno fatto ripartire l’interesse sulla vitamina D con i loro dati sul cancro al colon, altri studi hanno mostrato che più di una dozzina di altri cancri, inclusi i grandi killers, seno e prostata, così come una schiera di altri malanni, sembrano sensibili a insufficienze di questa vitamina.
L’idea sottostante alla ricerca è semplice: gli Esseri Umani si sono evoluti in un ambiente di piena illuminazione solare, vicino all’equatore, e conservano tuttora innumerevoli processi biologici finemente calibrati agli alti livelli di vitamina D che avremmo se ancora adesso stessimo crogiolandoci al caldo sole tropicale per tutto l’anno.
Ma migrando verso latitudini elevate, dove non è presente una forte luce solare durante l’autunno e l’inverno, la maggior parte degli esseri umani ha turbato il proprio metabolismo della vitamina D, creando suscettibilità a indisposizioni croniche che la ricerca sta ora collegando alle insufficienze.
La domanda per i Canadesi è: se siamo così a corto di questa cruciale vitamina, non dovremmo prenderne integrazioni? E se lo facciamo, la vitamina D sarà la proverbiale pillola magica, capace di guarire gran parte di quello che ci tormenta?
Sebbene le linee guida emesse congiuntamente dai governi U.S.A. e Canadese dicano che gli adulti necessitano solo da
(Anche se la nomenclatura in unità internazionali può far sembrare grandi questi numeri, il peso effettivo rappresentato da una singola IU di vitamina D è come un granello di polvere, meno di un milionesimo di grammo. La vitamina, agendo come un ormone all’interno della cellula, dispone di un grande effetto biologico pur in quantità minime.)
Radicalmente Prudenti
La Canadian Cancer Society è una delle agenzie per la salute maggiormente caute, ma lo scorso anno è divenuta la prima grande organizzazione al mondo a sposare l’idea di un’integrazione di vitamina D su larga scala, rivolta a tutta la popolazione per combattere il cancro. E’ stata avviata raccomandando che gli adulti bianchi prendano fino a 1.000 IU al giorno in autunno e inverno, mentre i non-bianchi per tutto l’anno, a causa della loro maggiore suscettibilità all’insufficienza di vitamina D alle latitudini settentrionali. (Il Canada non redige statistiche nazionali di malattie suddivise per razza, pertanto non è noto specificamente in qual grado i non-bianchi siano affetti da malanni collegati a bassi livelli di vitamina D.) Poco dopo, la Canadian Pediatric Society ha seguito l’esempio, chiedendo alle donne incinte e a quelle che allattavano di prendere 2.000 IU al giorno, con l’obiettivo di prevenire le malattie infantili. La decisione della Canadian Cancer Society è giunta dopo anni di analisi delle ricerche. La vitamina D “ha continuato a venir fuori. Ha continuato a suonare al campanello fino ad attirare l’attenzione,” dice Heather Logan, la responsabile delle politiche di cancer-control della società. “Non si è trattato di uno studio e basta, fine della storia. Ci sono stati studi con ricerche multiple che hanno continuato ad essere pubblicati in riviste peer-reviewed.”
Uno studio, pubblicato nella rivista Circulation, ha trovato che una situazione di bassa vitamina D portava un aumento del 62 per cento del rischio di infarto. Un altro, pubblicato negli Archives of Internal Medicine, ha trovato che quelli che prendono integrazioni di vitamina D diminuivano del 7 per cento il rischio di mortalità. Un terzo report, di scienziati presso lo statunitense National Cancer Institute, ha scoperto che, anche se la vitamina D non influenzava il rischio globale di morte per cancro, livelli relativamente alti nel sangue portavano il 72 per cento in meno di probabilità di morte per cancro colonrettale.
Altri studi hanno trovato che bassi livelli nel sangue sono un eccellente predittivo di chi svilupperà cancro e malattie cardiache e che le persone diagnosticate di cancro durante l’estate, ricca di vitamina D, hanno una prognosi migliore di quelli diagnosticati durante l’inverno.
Comunque, non tutti sono convinti. La critiche affermano che la maggioranza delle scoperte – come le mappe geografiche del cancro dei fratelli Garland – costituiscono solo una prova circostanziale. E quando la Canadian Cancer Society ha chiesto alla American Cancer Society di unirsi a loro nel raccomandare più vitamina D, quest’ultima ha rifiutato.
“Penso sia corretto dire che ne abbiamo discusso e abbiamo concordato di essere in disaccordo su questo punto. La nostra posizione è che vogliamo realmente quello che io definisco una prova solida… che ci sia nei fatti una riduzione nella mortalità per cancro senza significativi aumenti di rischio con l’integrazione di vitamina D,” dice il dr. Lichtenfeld. Vuole vedere delle sperimentazioni come quelle dei farmaci per validare i benefici e stabilire i rischi, dice, prima di consigliare a 330 milioni di Americani di cominciare a prendere integratori.
Analogamente, John McLaughlin, vice presidente di oncologia preventiva per il Cancer Care Ontario, dice che la ricerca sulla vitamina D è troppo esigua a questo punto per raccomandare di prendere dosi più elevate per prevenire il cancro. Egli rigetta lo studio del dr. Heaney come “parecchio disinformativo” a causa della sua piccola dimensione (circa 450 donne) e perchè i soggetti assumevano anche supplementi di calcio, il che potrebbe aver influenzato i risultati.
Ma ms. Logan dice che se la Canadian Cancer Society concorda che non ci sia ancora tutta la scienza possibile sulla vitamina D, le prove ad oggi indicano fortemente che anche non agire in base alle implicazioni della ricerca è rischioso. I colpiti da cancri comprendono grandi killer come il seno, la prostata e il colon, che reclameranno più di 10.000 Canadesi quest’anno.
“Non c’è bisogno di attendere che ogni problema scientifico sia risolto prima di agire,” dice ms. Logan. “Quando c’è la prova del danno, si dovrebbe intervenire, anche di fronte all’incertezza scientifica.”
Martin Mittelstaedt
D: SOLO FATTI
La vitamina D viene misurata negli esami del sangue. Molti Canadesi hanno 40 nanomoli/litro o meno, particolarmente in inverno. Molti ricercatori pensano che i livelli debbano essere almeno il doppio per ridurre il rischio di malattie croniche.
La vitamina D si produce quando la pelle esposta reagisce fotochimicamente ai raggi di luce ultravioletta provenienti dal sole. Quasi tutta la vitamina D che circola nei nostri corpi è prodotta in questo modo. Una persona tipica di pelle bianca in abbigliamento da bagno al sole estivo di mezzogiorno in Canada produce circa 10.000 IU in un tempo da
Nella pelle, la sintesi della vitamina D accade solo quando l’indice UV ha valore tre o maggiore, all’incirca il periodo verso mezzogiorno da marzo a ottobre nelle parti meridionali del paese. Una regola spannometrica è che se la vostra ombra è più lunga di voi, allora la luce solare non è abbastanza intensa.
Alcuni dei pochissimi cibi che contengono vitamina D sono: olio di fegato di merluzzo (1.300 IU per cucchiaio); salmone naturale (1.000 IU per pozione); salmone in scatola (250 IU); sardine (600 IU); latte arricchito o succo d’arancia (100 IU); rosso d’uovo (25 IU); i funghi shiitake freschi e qualche carne biologica (tracce in entrambi). Molti multivitaminici contengono 400 IU. Pillole e pastiglie nelle confezioni di integratori di vitamina D contengono tipicamente fino a 1.000 IU.
Le dosi giornaliere raccomandate da Health Canada, basate principalmente su uno studio del 1997, sono: neonati fino a 12 mesi, 400 IU; età da
Molti sostenitori della vitamina D asseriscono che Health Canada è troppo cauta. La Canadian Cancer Society, per esempio, raccomanda che gli adulti non-bianchi prendano 1.000 IU al giorno per tutto l’anno e che i bianchi prendano la stessa quantità almeno in autunno e inverno. La Canadian Pediatric Society raccomanda 2.000 IU al giorno per donne incinte o che allattino.
L’intossicazione avviene dopo un’esposizione di lungo termine e a dosi massicce, che vanno da 50.000 IU a 150.000 IU al giorno. Effetti quali una demineralizzazione delle ossa possono accadere con dosi giornaliere croniche che eccedano le 10.000 IU. Non è stato riferito nessun malessere per dosi al di sotto delle 3.800 IU al giorno.
Uno studio in U.S.A. del
Un altro studio ha stimato la dose per dimezzare il rischio di cancro al colon: 1.000 IU al giorno. La quantità stimata per dimezzare il rischio di cancro al seno: 4.000 IU al giorno. I ricercatori dicono che le donne possono aderire alle linee guida di Health Canada e tuttavia raggiungere lo stesso 4.000 IU al giorno assumendo 2.000 IU dalla dieta e da integratori e il resto mediante una modesta esposizione al sole.
Ci sono alcune indicazioni che le ragazze possono diminuire il loro futuro rischio di cancro al seno assumendo alti livelli di vitamina D durante i loro anni di teen-agers.
Ricercatori statunitensi stimano che l’insufficienza di vitamina D provochi fino a 60.000 morti per cancro precoce all’anno nel paese, o quasi il 10 per cento del totale della mortalità a causa del male. Se la stessa percentuale si applicasse al Canada, una situazione di bassa vitamina D porterebbe a circa 7.000 morti precoci per cancro all’anno.
Anche se c’è rischio di cancro alla pelle derivante da sovraesposizione alla luce ultravioletta, i ricercatori dicono che i benefici di una modica esposizione al sole per prevenire cancri seri, difficilmente curabili, sovrastano quel rischio. Inoltre, dicono, il cancro alla pelle è relativamente facile da trattare.
Uno studio Finlandese del
La forte correlazione tra latitudine e incidenza della Sclerosi Multipla ha condotto i ricercatori a sospettare che il trend sia connesso con i livelli di vitamina D. Negli USA, per esempio, i tassi di SM sono quattro volte maggiori negli stati settentrionali, vicino al confine canadese, rispetto alle parti meridionali del paese. Analogamente, la ricerca Australiana mostra che l’incidenza di SM aumenta all’aumentare della distanza dall’equatore in cui vive la gente. I tassi di incidenza maggiore al mondo si trovano in Nord Europa e in Canada.
Il Genio dei Geni
Nuove acquisizioni sul funzionamento della ‘pillola magica’
Il ruolo della vitamina D nei carcinomi potrebbe svelare uno dei più grandi misteri che ancora celano la causa del cancro: perchè così tante persone che sviluppano la malattia non hanno fattori di rischio noti, quali una storia familiare della stessa malattia.
La semplice risposta potrebbe essere che la vitamina D interagisce con un numero insolitamente alto di geni, funzionando come un direttore d’orchestra che li attiva o disattiva. I ricercatori credono che una deficienza di vitamina conduca a una deficienza delle proteine assemblate sotto la direzione di questi geni, il che pertanto minaccia le principali difese contro malattie apparentemente non correlate come cancro, diabete e sclerosi multipla.
John White, che sta studiando le attività antimicrobiche della vitamina D all’Università McGill di Montreal, dice che “praticamente ogni cellula ” del corpo umano possiede recettori per la vitamina D e che centinaia di geni differenti potrebbero esserne regolati.
Sembra che la maggiore attività di influenza genetica della vitamina D consista nel mantenere in salute la vasta categoria di cellule note come epitelio, che delimita l’esterno dei nostri organi e la superficie delle strutture del nostro corpo.
Anche se questi tessuti di rivestimento assommano a solo il 2 per cento del peso del nostro corpo, sono la fonte di circa l’85 per cento dei cancri, quelli noti come carcinomi..
Tra questi c’è il cancro del colon, della prostata, del pancreas e dell’utero, assieme al tipo più comune di cancro al seno, carcinoma del dotto, che si sviluppa sul rivestimento del dotto lattifero. (L’altro grande gruppo di cancri, i sarcomi, compaiono nei muscoli e nei tessuti connettivi, e non esibiscono una forte associazione con l’insufficienza di vitamina D.)
“La vitamina D è un agente particolarmente efficace nell’inibire la crescita anormale o lo sviluppo di tumori maligni nei tessuti epiteliali,” dice Cedric Garland, professore di medicina preventiva all’ Università di California, San Diego.
Anche se molti ricercatori vedono il cancro come una malattia complessa e senza speranza con cause diverse per ogni tipo di tumore, il dr. Garland, che sta studiando la vitamina D da più di tre decenni, ritiene che i carcinomi abbiano un’origine comune nei bassi livelli di vitamina. Secondo una sua stima, fino al 75 per cento di questi cancri si potrebbero prevenire se i livelli di vitamina D fossero elevati attraverso integratori. “Sono convinto che il cancro sia prevalentemente una malattia dovuta a scarsità di vitamina D,” afferma.
A livello genetico, una funzione importante della vitamina D, che potrebbe spiegare le sue proprietà anti-cancro, è che aiuta a regolare la produzione di E-caderina, una specie di colla biologica che tiene assieme le cellule. Quando si verifica una scarsità di questa colla, ciò fa perdere adesione reciproca alle cellule epiteliali, permettendo ad alcune di migrare dal tessuto nel quale dovrebbero restare confinate. Non più vincolate, queste cellule cominciano a moltiplicarsi a un tasso maggiore di quello solito e cominciano a formare le lesioni che infine portano ai cancri.
La vitamina D è implicata nel meccanismo che segnala alle cellule quando morire, aiutando pertanto a prevenire la proliferazione incontrollata e tenendo a freno la crescita di nuovi vasi sanguigni che nutrirebbero i tumori in accrescimento.
Essa potrebbe avere un ruolo anche in malattie non legate al cancro. Una delle principali funzioni delle cellule epiteliali è quella di fare da barriera contro i virus e i batteri che causano infezioni.
Gli scienziati ipotizzano che quando una situazione di bassi livelli di vitamina D indebolisce le cellule epiteliali, la funzione di barriera venga compromessa, esponendo i tessuti all’attacco di agenti che producono malattie - nel diabete, per esempio, indebolendo le cellule dell’isolotto; nella sclerosi multipla, indebolendo le cellule gliali del sistema nervoso; e nella tubercolosi, riducendo la capacità del rivestimento del polmone di respingere i batteri, secondo il dr. Garland.
Alcuni ricercatori medici hanno anche cominciato a sospettare un collegamento tra l’insufficienza di vitamina D e la schizofrenia, che si verifica il 10 per cento più spesso tra coloro nati in inverno e prima primavera, quando la vitamina D di origine solare è meno disponibile.
Ricercatori in Australia stanno testando quest’ipotesi esaminando i cervelli dei ratti nati da madri private di vitamina D – con risultati allarmanti. I cervelli dei roditori privati di vitamina D avevano maggiore proliferazione cellulare, ventricoli allargati e minor quantità di una proteina necessaria alla crescita nervosa. “Quello che osserviamo quando togliamo la [vitamina] D dai cervelli dei ratti, essenzialmente è che puoi distruggere il loro cervello,” dice John McGrath, un professor del Queensland Brain Institute dell’Università del Queensland a Brisbane. “Possiamo modificare la maniera in cui si sviluppa il loro cervello.” Il dr. McGrath afferma che è troppo presto per dire se la ricerca sui cervelli dei ratti si applichi agli esseri umani. Ma aggiunge che “se ottimizzando la nutrizione materna si potessero evitare anche solo una piccola percentuale dei casi di schizofrenia, si tratterebbe di un risultato veramente importante.”
Martin Mittelstaedt
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Questa è la traduzione di un articolo apparso nel marzo del 2007 ancora facilmente consultabile in rete sul sito della CRII GEN; mi permetto di farne una traduzione il più possibile fedele per renderlo facilmente divulgabile. E’ troppo importante che anche gli italiani (che notoriamente masticano poco l’inglese) vengano a conoscenza di questi fatti ed è ora di finirla di farci raccontare che “ gli ogm sono più controllati degli altri prodotti” . Ai luminari che si ostinano a fare queste affermazioni chiedo con tutto il cuore di smetterla di prenderci in giro o, in alternativa, di informarsi meglio, perché un test di sicurezza che dura al massimo 90 giorni è decisamente insufficiente e, dal punto di vista scientifico, dilettantesco.
La vicenda non è purtroppo conclusa, a breve avrete le traduzioni degli ulteriori sviluppi e dei carteggi tra CRII-GEN ed EFSA (per chi non sapesse chi è l’EFSA chiarisco che è l’Agenzia Europea per
Marina Mariani
Per la prima volta al mondo uno studio indipendente sui rischi per la salute di un mais che è già stato autorizzato per il consumo dimostra che esistono sintomi di tossicità epatorenale. Si tratta di una controanalisi effettuata de CRII-GEN (Ente Indipendente Francese) di uno studio presentato dalla Monsanto su topi nutriti con mais gm MON 863 per un periodo di 3 mesi.
I dati grezzi sono quelli usati per ottenere il rilascio a livello internazionale per fini commerciali di questo mais. I sintomi scoperti nel rianalizzare i dati sono consistenti e sono evidenziati da un confronto con topi delle stessa origine genetica, della stessa età e allevati in gabbie nelle stesse condizioni, che però hanno assunto una dieta equilibrata, fissata come equivalente di controllo, ma senza le tossina Bt, che è l’insetticida prodotto dal mais in questione. In media le femmine mostrano un aumento di peso, un aumento significativo della glicemia e dei lipidi ematici, un aumento del peso del fegato rispetto al peso del corpo e danneggiamento della funzionalità renale.
Al contrario, i maschi hanno perso peso, sono risultati più sensibili a livello renale, i reni si sono ridotti rispetto al corpo e nelle urine si sono modificate le percentuali degli ioni analizzati. Questo induce a pensare a un nefropatia. Questi ultimi sintomi si verificano spesso con l’età, ma in questo caso i soggetti erano giovani ( 5 mesi al termine del test). Sono stati anche cercati marcatori delle funzioni epatiche. Si tenga presente che prodotti tossici come i pesticidi provocano regolarmente effetti differenti a seconda del sesso, come accade durante le fasi iniziali di un tumore. Non è possibile nel caso di un esperimento avente una durata così breve (3 mesi) identificare l’inizio di una particolare malattia. Tuttavia si può notare una reazione degli organi deputati alla detossificazione. Le variazioni di peso di questi animali non sono state valutate statisticamente da Monsanto, che ha pubblicato uno studio su questo soggetto nel 2006. Il rapporto Monsanto omette anche le analisi chimiche delle urine. Le statistiche non erano dettagliate e i protocolli discutibili.
1) solleviamo obiezioni sulle ragioni per cui le autorità non hanno richiesto uno studio indipendente delle analisi statistiche effettuate da Monsanto, che avrebbe evidenziato questi problemi.
2) ci chiediamo come mai le autorità non abbiano richiesto un prolungamento di questi esperimenti
3) ci chiediamo come mai le autorità non hanno richiesto analisi relaive agli ormoni sessuali, che possono essere modificate dai diversi effetti a seconda del sesso.
I dati di Monsanto che hanno permesso di fare questa controvalutazione sono stati ottenuti per vie legali. Questi dati sono stati considerati “confidenziali” non solo dalla compagnia ma anche dagli Stati Europei e dalla Comunità Europea. Questi dati tuttavia erano relativi al mais MON 863 il quale produce un insetticida chiamato “Cry3Bb1 modificato” che si supponeva uccidesse un insetto classificato come Coleottero Crisomelide,
Dato che produce un nuovo insetticida intrinseco, questo ogm appartiene alla seconda delle più importanti categorie di ogm coltivati e commercializzati nel mondo. Gli altri ogm assorbono un erbicida senza risentirne. Quindi gran parte degli ogm sono piante diserbanti.
Per la cronaca, questi test sono stati oggetto di controversia in Francia e nel 2003 hanno provocato un disaccordo tra esperti, in particolare nella commissione francese di genetica biomolecolare (CGB). CRIIGEN (la commissione di ricerca indipendente e informazione sull’Ingegneria Genetica) era preoccupata della possibile debolezza scientifica e ha chiesto alle autorità incaricate di regolamentare gli ogm (EFSA N.d.t.) di visionare i dati grezzi.
Questi dati sono stati tenuti secretati come confidenziali fino a quando Greenpeace Germania non ha vinto la causa legale contro Monsanto; questo fatto ha costretto la compagnia a rendere pubbliche le analisi di sangue e urine dei topi usati nell’esperimento. I dati grezzi erano contenuti in oltre 110 pagine di tabelle di numeri e calcoli. Un gruppo di lavoro CRIIGEN, comprendente il Prof. Seralini (Ricercatore in pesticidi ed esperto governativo di ogm, Università di Caen), Prof. Collier (Biostatistico, Università di Rouen) e Dott. Spiroux de Vendomois (fisico e specialista in tutela ambientale) hanno concluso uno studio e rivalutato questi dati. Il lavoro è stato condotto indipendentemente da Monsanto o altri produttori di ogm.
Queste valutazioni certamente sufficienti a richiedere una immediata moratoria del mais MON 863 e di tutti i suoi ibridi per alimentazione umana o animale, oltre a più attenti studi di nutrizione. Questo mais non può essere considerato sicuro da mangiare. Chiediamo urgentemente una moratoria sugli altri ogm già approvati dopo aver corretto gli attuali metodi usati per stabilirne la salubrità.
di Marina Mariani, autrice dei libri: “Gli organismi geneticamente modificati”, ed. Xenia - “Gli additivi. Come riconoscere le sostanze nocive aggiunte in ciò che mangiamo“, ed Macro - “Alimenti geneticamente modificati“, ed Hoepli
Quali sostanze nutrizionali potranno mai fornire delle uova prodotte all’interno di veri e propri lager per animali?
Per la salute e il rispetto del mondo animale, fai molta attenzione al codice riportato!

Oggi il 90% delle uova in Italia è ottenuto da galline IMPRIGIONATE A “VITA” negli allevamenti in batteria, in gabbie di metallo, così PICCOLE DA NON RIUSCIRE NEANCHE A MUOVERE LE ALI, che dovrebbero essere eliminate o notevolmente ampliate e modificate a partire dal 2012, secondo quanto stabilito da una normativa dell’Unione Europea.
Un codice alfa numerico identifica ogni uovo:
il primo numero Indica la tipologia di allevamento
0 = biologico (1 gallina per 10 metri quadrati su terreno all’aperto, con vegetazione)
1 = all’aperto (1 gallina per 2,5 metri quadrati su terreno all’aperto, con vegetazione)
2 = a terra (7 galline per 1 metro quadrato su terreno COPERTO di PAGLIA 0 SABBIA) - CAPANNONI PRIVI DI FINESTRE e luce sempre accesa!
3 = IN GABBIA (25 GALLINE PER METRO QUADRATO IN POSATOI CHE OFFRONO 15 CM . PER GALLINA) - UNA SCATOLA Di SCARPE PER TUTTA LA LORO VITA
Le seconde due lettere indicano il paese di provenienza o codice dello stato (1T” Italia).
Le tre cifre successive indicano il codice ISTAT dei comune dove è ubicato l’allevamento e le due lettere vicine la provincia di produzione.
Un numero progressivo di tre cifre consente di identificare in modo univoco l’allevamento di provenienza in cui la gallina ha deposto l’uovo.
Può essere, inoltre, aggiunta una lettera (A..2) in coda al numero distintivo per l’identificazione dei singoli branchi di galline ovaiole o dei diversi locali dell’allevamento nei quali esse “soggiornano”.
Numerose ricerche hanno evidenziato un maggiore contenuto di acido folico e di vitamina B2 nelle uova provenienti da galline allevate all’aperto, rispetto a quelle ottenute in allevamenti intensivi.
NON ACQUISTATE UOVA CODICE 2 E 3
