Negli ultimi anni abbiamo assistito a sempre più frequenti catastrofi naturali - cicloni, tornado, uragani, tsunami, terremoti. Per molti questi fenomeni sono assolutamente naturali o al massimo legati al ciclico mutamento climatico che avviene spontaneamente da millenni.
Per altri invece questi eventi catastrofici sono conseguenza di cambiamenti climatici frutto di ricerche ed esperimenti a scopi militari.
A proposito si parla spesso di un progetto americano nato nel 1990 e diretto dall’Aeronautica e Marina militare USA:il programma HAARP, High-Frequency Active Auroral Research Program, con sede a Gakona, in Alaska.
Ufficialmente lo scopo di questo programma è migliorare la conoscenza delle proprietà fisiche ed elettriche della ionosfera terrestre che possono riguardare i sistemi di comunicazione e di navigazione militari e civili. Sul terreno dell’area dove sorge la base a Gakona è installata una serie di 180 antenne in grado di trasmettere onde ad alta frequenza, in corrispondenza della fascia elettromagnetica terrestre, capaci di produrre circa 3,6 milioni di Watts di potenza di radio frequenza. Ciò è quanto dice il sito web ufficiale di HAARP.
Ma c’è chi parla apertamente di intenzionale manipolazione del clima per causare distruzioni fisiche, economiche e psico-sociali nei riguardi di un determinato obiettivo geofisico o di una particolare popolazione. La guerra ambientale, che qualsiasi Paese dotato di tecnologia adatta può mettere in atto.
In un articolo pubblicato sulla rivista di geopolitica Limes (6/2007) il generale italiano Fabio Mini, già comandante NATO del contingente KFOR in Kosovo, scrive “La guerra ambientale, in qualunque forma, e’ proibita dalle leggi internazionali. Le Nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali che rende ingiustificabile qualsiasi guerra proprio per i suoi effetti sull’ambiente. Ma come succede a molte convenzioni, quella del 1977 e’ stata ignorata e ha anzi accelerato la ricerca e l’applicazione della guerra facendola passare alla clandestinità. Se prima di quella data l’uso delle devastazioni ambientali in tempo di guerra era chiaro, se le modifiche ambientali anche gravissime erano codificate e persino elevate al rango di sviluppo strategico o di progresso tecnologico, oggi non si sa più dove si diriga la ricerca e come si orientino le nuove Armi”.
Nell’articolo Mini parla anche di esplosioni nucleari sottomarine capaci poi di provocare terremoti e tsunami e dell’uso delle emissioni elettromagnetiche per la modifica del tempo meteorologico, del clima e delle condizioni di vita.
Tutto ciò fa riflettere e inquieta, vista la frequenza negli ultimi anni di enormi catastrofi come l’uragano Mitch in centro-america dell’ottobre 1998, il terremoto di Bam in Iran del 26 dicembre 2003, lo tsunami dello stesso giorno del 2004 nel sud-est asiatico, l’uragano Katrina a New Orleans del settembre 2005 e gli ultimi eventi come il ciclone Nargis in Birmania e il terremoto nello Sichuan in Cina.
di Enrico Sabatino
http://enricosabatino.blogspot.com/
La crisi dei rifiuti nel napoletano sconvolge l’Italia e le agghiaccianti eco si fanno sentire anche all’estero e Berlusconi decide di governare da Napoli tre volte la settimana fino alla risoluzione della crisi. All’estero qualcuno mormora che il governo non tornerà mai più a Roma perché le pile dei rifiuti nascondono l’ennesimo racket miliardario del crimine organizzato. E probabilmente hanno ragione, ma la gestione dei rifiuti in Europa e nel mondo non è cosi limpida come si crede.
Quanti consumatori del mercato globale sanno che dai cellulari vecchi alle batterie scariche, i nostri rifiuti tossici finiscono nelle discariche del mondo, e cioè i paesi poveri, contaminandone l’ambiente? Quanti sanno che si tratta di un’ attività illegale, un business multimiliardario che coinvolge tutti i paesi industrializzati? Chi fisicamente gestisce questo disgustoso commercio è una nuova generazione di fuorilegge della globalizzazione: i pirati della spazzatura.
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08
“Il Movimento globale per la Liberazione degli Animali è un movimento abolizionista che chiede la fine di tutte le forme di sfruttamento degli animali, non solamente la riduzione della sofferenza; come il suo predecessore nel XIX secolo, chiede l’estirpazione della schiavitù, non un migliore trattamento degli schiavi. Rubati alla vita libera e selvaggia, nutriti e cresciuti in cattività, tenuti in gabbie e catene contro la loro volontà nonché il loro consenso, gli animali sono letteralmente schiavi, e in quanto tali elementi integranti dell’economia capitalistica e schiavista contemporanea“.
“I posti più caldi nell’inferno sono riservati a coloro che in tempo di grandi crisi morali mantengono la propria neutralità“. Dante Alighieri (1265-1321)
“Rimanere in silenzio e indifferenti è il peccato più grande di tutti“. Elie Wiesel
I problemi dell’inceneritore parmigiano? «Stanno tutti nel progetto di Enìa, troppo carente».
Questa volta l’affondo non arriva da un ambientalista sfegatato che dice sempre “no”, ma da Michele Trancossi, l’ingegnere nominato dal Comune di Colorno all’interno della Conferenza dei Servizi che dovrà autorizzare l’impianto.
Una denuncia sottolineata nelle 32 pagine presentate dal Comune della Bassa per chiedere chiarimenti alla multiutility e nei documenti analoghi redatti dai tecnici delle amministrazioni di Torrile, Sorbolo e Mezzani, che dovranno fare i conti con il controverso camino a nord di Parma. «Il progetto di Enìa - rincara la dose l’ingegnere - non contiene la documentazione idonea all’approvazione della Via (Valutazione di impatto ambientale ndr), che stabilisce il limite delle emissioni e la quantità di rifiuti da bruciare, e dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale ndr), che dà il via libera alla costruzione dell’impianto». Un mancato approfondimento che genera un «paradosso procedurale - aggiunge Trancossi - sottolineato dalla stessa Arpa: le due autorizzazioni dovrebbero essere congiunte ma stando alle richieste di integrazione presentate a Enìa dalla Conferenza dei servizi, è possibile che il progetto debba essere modificato con il rischio di dover ricominciare da capo l’intero procedimento. Faccio un esempio banale: se per abbattere la concentrazione di inquinanti si decidesse di portare l’altezza del “camino da 70 a 100 metri , un cittadino che abita più lontano dall’impianto, che fino ad oggi non ha avuto nulla da ridire, avrebbe tutto il diritto di poter presentare un’osservazione».
Un giorno, molti anni fa, per il mio compleanno mi portarono in un ristorante famoso per le sue aragoste, a Filadelfia, e ricordo che quella sera mi sentivo molto romantica e felice.
Il cameriere portò un vassoio d’argento, con sopra delle belle aragoste. Mi invitò a sceglierne una. Le aragoste facero vibrare le loro antenne verso di me. Ne scelsi una.
“Alla griglia o bollita?”, chiese il cameriere.
“Alla griglia”, dissi senza esitazioni.
Allora non avevo idea che il modo standard di uccidere le aragoste è di aprire il loro dorso; mettere sale e burro nella ferita; e poi metterle sulla griglia rovente e arrostirle vive.
(continua…)
Da normo-consumatore non particolarmente eco-diretto, ho sempre
personalmente odiato il guantino che tutti, bovinamente, indossiamo per agguantare la frutta e la verdura al supermercato, indotti e plagiati da severi cartelli ammonitori.
Se posso ne faccio a meno, con un senso di colpa, del tutto demente, che non
riesco a cancellare.
Non per il mancato uso del guantino ma per la mancato microbattaglia denigratoria del medesimo.
Ad onor del vero, qualche anno fa ( ma era gia’ questo millennio o quello precedente?), le prime volte ho provato: niente da fare, di fronte ai non meglio precisati “motivi igienici” ai severi regolamenti mostrati dal direttore del supermarket ed allo sguardo di disapprovazione di una mezza dozzina (mediamente) di casalinghe ho dovuto cedere.
Mettendo che, mediamente, si consumi un guantino per italiano alla settimana (molto probabilmente e’ una approssimazione MOLTO per difetto) fanno un tre miliardi di guantini all’anno.
Si sta verificando una crisi alimentare. I carburanti biologici sono un crimine contro l’umanità, ma – se guardiamo la cosa con gli occhi dei carnivori – mangiare carne è anche peggio.
Non preoccupatevi della crisi monetaria mondiale. Concentratevi per un momento su una questione più urgente: la grande crisi alimentare che sta dilagando molto più velocemente di quella finanziaria. Probabilmente avrete visto le stime attuali: il prezzo del riso è cresciuto di tre quarti rispetto allo scorso anno, quello del grano è aumentato del 130 per cento. Ben 37 Paesi vivono una grave crisi alimentare. Cento milioni di persone, secondo la Banca Mondiale, potrebbero scivolare nella povertà a causa dei prezzi alti. Ma scommetto che vi siete persi le statistiche più significative. Lo scorso anno il raccolto del grano ha superato ogni record con 2.1 miliardi di tonnellate – battendo del 5% quello dell’anno precedente. La crisi, in altre parole, è iniziata prima che i rifornimenti mondiali di cibo fossero colpiti dai cambiamenti climatici. Se la fame può già dilagare ora, che cosa accadrà se i raccolti dovessero ancora calare?
Oggi (ieri ndr) è l’Earth Day e voglio contribuire, per quanto posso, a queste 24 ore di presa di coscienza e di azione.
Ma con la mia testa.
E su questo punto: c’è uno squilibrio fondamentale, ormai evidente, da un lato tra peso, dimensioni multiple, e gravità della crisi in atto e dall’altro lato sulle risposte politiche in corso.
Guardiamo ai fatti, innanzitutto.
Primo. Nei giorni scorsi, in Scozia, causa una normale vertenza sindacale in una raffineria, si sono avuti i primi episodi di panico europei da peak oil.
La bufala del riscaldamento globale smascherata da un freddo da record mondiale
Il battage pubblicitario governativo e mediatico sul pericolo del riscaldamento globale che starebbe già causando lo scioglimento delle calotte polari e minacciando una catastrofe climatica planetaria, assume sempre di più i connotati di propaganda politica. Finora le nevicate di quest’anno in Nord America, Siberia, Mongolia e Cina sono state le più abbondanti dal 1966.
Per il Centro Climatico Nazionale dei Dati degli USA (NCDC), a gennaio e inizio febbraio molte città americane hanno sofferto un freddo record. Secondo il NCDC, la temperatura media di gennaio “è stata di 0.3 gradi Fahrenheit inferiore alla media riscontrata nel periodo 1901-2000”.
L’idea, che viene già sperimentata, è questa: bombardare la stratosfera con un finissimo particolato di vetro (1). E perché?
Per il vostro bene: combattere l’effetto serra, naturalmente. La polvere di vetro speciale (porous-walled glass microsphere) dovrebbe assorbire parte del CO2, e soprattutto riflettere i raggi solari, impedendo loro di giungere sulla Terra in eccesso.
Il punto è che gli esperimenti («limitati») sono condotti da un anno in segreto dal Savannah River National Laboratory di Alken (South Carolina), un centro che appartiene al Dipartimento dell’Energia (DOE): un ministero che si occupa anche di realizzazioni militari, specie di quelle troppo «delicate» per apparire sotto la sovrintendenza del Pentagono. Tipicamente, certi esperimenti con materiale fissile e radiattivo cadono sotto la competenza del DOE.
(continua…)