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Come nell’accordo sulla sorveglianza dei passeggeri europei, firmato nel giugno 2007, tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, questo nuovo “accordo” sul controllo delle transazioni finanziarie, rende legittima una situazione creata di fatto dagli USA. Nei due casi l’amministrazione americana si era impossessata illegalmente dei dati personali dei cittadini europei, prima che l’Unione gli riconoscesse questo diritto e modificasse apposta il suo ordine giuridico.
Il 23 giugno, il “New York Times” ha rivelato l’installazione, da parte della CIA, di un programma di sorveglianza delle transazioni finanziare internazionali. Il giornale ha messo in luce il fatto che la società belga Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Communication) ha trasmesso al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, dopo gli attentati dell’11 settembre, decine di milioni di dati confidenziali riguardanti le operazioni dei suoi clienti.
Il successo di una teoria si misura sulla sua capacità di spiegare alcuni fatti e risolvere alcuni problemi che le teorie precedenti avevano lasciato inspiegati ed irrisolti. Da questo punto di vista quella keynesiana è stata una teoria di grande successo, in quanto ha messo a disposizione strumenti di analisi capaci di spiegare e strumenti di intervento capaci di risolvere le crisi e la disoccupazione.
Per tutti i trent’anni successivi alla pubblicazione della Teoria Generale i Governi dei paesi capitalistici riuscirono a mantenere una situazione di (quasi) piena occupazione mediante politiche keynesiane (spesa pubblica in deficit, stimolo e sostegno degli investimenti, ecc.).
Per gli economisti divenne inevitabile essere “keynesiani”: anche per coloro che continuarono ad ispirarsi alla teoria neoclassica che Keynes aveva così puntigliosamente attaccato.

Crisi economica, energetica, alimentare.
Su questi temi è iniziato da poche settimane il martellamento mediatico.
Sulla crisi economica ci sono gli ultimi dati della Confcommercio sulla diminuzione dei consumi a marzo del 1,7%, su base annuale, la chiusura di 390.000 aziende nel 2007 (+11%), la BCE che invece continua la sua politica sui tassi (apparentemente) ottusa e altezzosa vista la risposta che ha dato Trichet
“Ci deve essere qualcosa di più di questo;
oppure dimmi: perché esistiamo?”
Iron Maiden
La cultura consumista occidentale che influggiamo al resto del mondo è davvero la vetta della nostra evoluzione? Se lo è rinuncio alla mia appartenenza alla razza umana. Sebbene non tema di essere costretto a presentare le mie dimissioni molto presto, dal momento che il nostro cosiddetto “non negoziabile stile di vita americano” è merda per miliardi di ragioni.
Noi delle nazioni “sviluppate” occidentali, particolarmente negli Stati Uniti, siamo un’enorme disgrazia per la nostra specie. I nostri modi miopi, egocentrici, presuntuosi, immaturi e oscurantisti di esaminare e di interagire con il resto del mondo, compresi gli altri animali umani, animali non umani e la stessa madre terra, sono criminali sino alla nausea e oltre.
…e la nascita del nuovo ordine energetico mondiale
Petrolio, 110 dollari al barile. Benzina, 3,35 dollari (o più) al gallone [0,88 $/litro]. Diesel, 4 dollari al gallone [1,06 $/litro]. Padroncini forzati via dalla strada. Gasolio per il riscaldamento domestico a prezzi esorbitanti. Carburante per aerei così costoso che nelle scorse settimane tre compagnie low-cost hanno smesso di volare. Si tratta solo di un assaggio delle più recenti notizie sull’energia, a segnalare un profondo cambiamento nel modo in cui vivremo tutti noi, in questo Paese e nel resto del mondo; tendenze che, come chiunque al momento può prevedere, diventeranno via via più pronunciate con la diminuzione delle riserve energetiche e l’intensificazione della lotta globale per la loro spartizione.
Siamo sull’orlo di qualcosa di grosso – “…c’è in giro una strana sensazione che le cose siano pericolosamente sballate. Siamo al confine di qualcosa… stiamo per entrare in un tunnel dove la quotidianità stenterà ad affermarsi”.
Un amico mi ha chiesto com’è che la gente sembra percepire la realtà dei cambiamenti climatici ma non capirci niente dell’evolversi della crisi petrolifera.
Io non sono per niente convinto che la gente si renda conto del cambiamento del clima. Ormai fa da sottofondo alla vita di tutti i giorni, che va comunque avanti. Siamo sicuri che non sia un’invenzione di Hollywood che qualche stronzo al Time Magazine ci sta spacciando per vera?
Tutti bene o male sanno cos’è l’inflazione. Per citare una fonte autorevole, ad esempio, l’enciclopedia Zanichelli ne da questa definizione, considerandola come un: “Aumento prolungato del livello dei prezzi o diminuzione del potere d’acquisto della moneta.” In parole povere l’inflazione non è l’origine di un problema, bensì è da considerarsi un effetto, come conseguenza di azioni compiute a monte. Perché aumenta il livello dei prezzi e diminuisce il nostro potere d’acquisto? E’ ciò che ci si dovrebbe domandare prima di comparare numeri e grafici.
Mi soffermerei prima sulla causa che porta all’aumento del livello generale dei prezzi.
La principale causa generante l’inflazione, definita anche come “inflazione per eccesso di liquidità” è da imputare ad un eccessivo aumento di moneta in circolazione rispetto ai beni e servizi da acquistare.
Ciò significa che è avvenuto un deprezzamento della moneta, ovvero si richiedono più soldi per acquistare beni\servizi, perché ogni unità di denaro vale meno di quanto valesse prima: se prima i consumatori pagavano 1€ per comprare un chilo di pane, adesso ne pagano 2,50 €, tutto ciò perché nonostante si acquisti la stessa quantità di bene (un chilo), la moneta (l’euro in tal caso) ha perso valore, si è deprezzata.
Gran parte degli americani considera l’alimentazione come un aspetto sicuramente garantito. Anche le famiglie statunitensi appartenenti alle fasce più disagiate spendono ben il 16 per centro del loro budget per l’alimentazione. In molte altre nazioni è tutto molto meno garantito. Le famiglie Nigeriane spendono il 73% dei loro introiti per mangiare, i Vietnamiti il 65%, gli Indonesiani la metà.
Lo scorso anno il costo dell’importazione nei paesi in via di sviluppo è aumentato del 25% e il prezzo del cibo ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi 25 anni. Il costo del grano è raddoppiato negli ultimi due anni: si tratta del prezzo più elevato degli ultimi 28 anni. Gli aumenti provocano agitazioni e malcontento da Haiti all’Egitto. Molti paesi hanno imposto il controllo dei prezzi sul cibo o delle tasse sulle esportazioni agricole.
(continua…)
E’ interessante, vero, che gli economisti mainstream abbiano bisogno di un cosiddetto guru economico come Alan Greenspan per confermare che l’economia statunitense sia in recessione. Se lo dice il maestro, allora è vero. Se non lo dice, allora la “recessione” offre spunti di ottimismo. E ora c’è il Segretario al tesoro, Hank Paulson, a dire ciò che il pubblico americano sa fin troppo bene da un anno: “L’economia è in brusco ribasso“. Caspita, Signor Paulson, Lei si aggiudica il premio per l’eufemismo dell’anno, perché un’altra cosa che gli Americani hanno scoperto è che la classe media si è quasi estinta dopo appena qualche decennio di esistenza: grazie e Lei e ai Suoi amici della Goldman Sachs.
Nessuno di coloro che se ne vanno da una casa pignorata, o dichiarano bancarotta, o, privi di assicurazione, si trovano a fissare negli occhi decine o centinaia di migliaia di dollari in spese mediche, ha bisogno di un maestro o di un qualsiasi altro membro dell’elite al governo che gli dica che non solo siamo in recessione, ma che siamo sulla corsia di accelerazione verso una depressione che farà sembrare il 1929 un’esistenza lussuosa. È chiamato il crollo della civiltà occidentale, ed è in corso già da un po’.
Si sta verificando una crisi alimentare. I carburanti biologici sono un crimine contro l’umanità, ma – se guardiamo la cosa con gli occhi dei carnivori – mangiare carne è anche peggio.
Non preoccupatevi della crisi monetaria mondiale. Concentratevi per un momento su una questione più urgente: la grande crisi alimentare che sta dilagando molto più velocemente di quella finanziaria. Probabilmente avrete visto le stime attuali: il prezzo del riso è cresciuto di tre quarti rispetto allo scorso anno, quello del grano è aumentato del 130 per cento. Ben 37 Paesi vivono una grave crisi alimentare. Cento milioni di persone, secondo la Banca Mondiale, potrebbero scivolare nella povertà a causa dei prezzi alti. Ma scommetto che vi siete persi le statistiche più significative. Lo scorso anno il raccolto del grano ha superato ogni record con 2.1 miliardi di tonnellate – battendo del 5% quello dell’anno precedente. La crisi, in altre parole, è iniziata prima che i rifornimenti mondiali di cibo fossero colpiti dai cambiamenti climatici. Se la fame può già dilagare ora, che cosa accadrà se i raccolti dovessero ancora calare?