La soluzione sovietica del problema dell’energia elettrica prevede la realizzazione di grandi impianti di generazione e di grandi linee di trasporto.
I vantaggi sono:
- l’eventuale inquinamento può essere circoscritto a territori scarsamente antropizzati;
- il potere si può perpetuare a discapito dei cittadini, o per meglio dire, dei sudditi; l’approvvigionamento dipende in qualche misura sempre da “qualcun altro”.
Gli svantaggi sono:
- oneri di trasporto;
- scarsa possibilità di impiegare il calore di scarto.
La Francia, impegnata nella corsa agli armamenti nucleari, ha adottato questo modello realizzando parecchie decine di centrali nucleari.
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Lo Stato d’Israele nacque sessant’anni fa, il 14 maggio 1948. Nei mesi precedenti e successivi a questa dichiarazione, le forze ebraiche cacciarono 750.000 palestinesi dalle loro case. Oltre 500 villaggi furono svuotati della loro popolazione palestinese e gran parte di essi vennero distrutti in modo che gli espulsi non avessero delle case a cui tornare.
Chiunque dubiti che una pulizia etnica sia avvenuta su questa scala dovrebbe leggere il libro “The Ethnic Cleansing of Palestine” [“La Pulizia Etnica della Palestina”, Fazi Editore] dello storico israeliano Ilan Pappe. In esso egli descrive il piano “Dalet” (D in ebraico), che stabilì le aree da ripulire e i metodi che le forze sioniste avrebbero dovuto impiegare per compiere la pulizia etnica. Eccone un esempio:
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Quelli che predicono la guerra con l’Iran o una specie d’October surprise di Bush-Cheney, a Tehran, stanno cercando costantemente i segnali delle preparazioni militari: un bombardiere B-52 che perde erroneamente, sul Dakota del Nord, i missili da crociera nucleari; una seconda o terza portaerei che entra nel Golfo Persico; un B-1 che si schianta nel Qatar.
Poiché è più probabile, che la guerra con l’Iran, non sarà fatta dai fanti di marina che sciamano sulle spiagge, ma sarà un attacco agli impianti nucleari e agli obiettivi “del regime”, i segnali come questi possono spesso solo essere dei miraggi. Il vero attacco non necessariamente deve avvenire con un avvertimento, ed i militari degli USA hanno sviluppato un intero sistema, chiamato “colpo globale”, per effettuare un simile attacco preventivo.
Non è la prima volta
Avendo evitato qualunque copertura significativa sulla Bolivia dal momento dell’elezione di Evo Morales nel dicembre 2005, i media internazionali sono ora obbligati a rimettersi al passo. Ieri [5 Maggio] nella nazione andina di 9,1 milioni di abitanti si è tenuta una votazione cruciale che potrebbe spianare la strada alla secessione della regione di Santa Cruz, ricca di risorse.
“Il segreto di Stato potrà essere applicato, in nome della tutela della sicurezza nazionale, ad una lunga serie di infrastrutture critiche: non solo gli armamenti o le installazioni militari ma anche, ad esempio, agli «impianti civili per produzione di energia» con annessi e connessi”
Una corsia preferenziale, un po’ nascosta ma proprio per questo più rapida. Potrà servire a risolvere finalmente il problema del deposito unico per lo smaltimento delle scorie nucleari italiane. In nome del segreto di Stato. Che consentirà di dire basta alle defaticanti mediazioni, alle insurrezioni locali, ai tormenti senza fine che hanno cancellato ogni progetto pensato per mettere “in sicurezza” le nostre scorie, per sfociare nell’episodio eclatante del sito geologico di Scanzano Ionico, individuato dal secondo Governo Berlusconi (era il novembre del 2003) con un decreto poi frettolosamente cancellato dopo i moti di popolo fomentati trasversalmente da tutte, ma proprio tutte, le forze politiche locali.
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Quando tornai in Sudafrica dopo la fine dell’apartheid, chiesi ad Ahmed Kathrada di portarmi a Robben Island. Conosciuto come Kathy, Ahmed portava occhiali scuri per proteggersi gli occhi rovinati dal riflesso del calcare che lui e Nelson Mandela avevano preso a picconate per decenni. Mi mostrò la sua cella, un quadrato di un metro e ½ di lato, dove “la luce scottava, giorno e notte”. Mi chiedevo come avesse fatto ad uscirne dopo un quarto di secolo, ancora come un essere umano sano, robusto, tollerante e gentile. Mi spiegò che doveva ringraziare gli insegnamenti di Gandhi, il sostegno dei suoi cari, ma soprattutto “c’era la lotta, senza la quale niente cambia”.
WMR è stata la prima fonte a riportare della costruzione di una grande base aerea Usa a Kleiaat (o Qlei’at) nel Libano settentrionale per facilitare la logistica della pianificata presenza a lungo termine dell’America nel medio oriente, che comprende l’occupazione dell’Iraq. Abbiamo adesso appreso dalle nostre fonti di intelligence in Libano che il cinque maggio un rappresentante dell’ambasciata Usa a Beirut ha passato tre ore a Kleiaat per ispezionare l’aeroporto e incontrarsi con i funzionari locali. La segretezza della visita del funzionario dell’ambasciata è stata evidenziata dalla proibizione di utilizzare videocamere nell’aeroporto.
Gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con il governo del primo ministro Fuad Siniora, favorevole a Usa, Israele e Arabia Saudita, per trasformare gradualmente la base aerea di Kleiaat da un aereoporto civile a base militare. La base funzionerà sotto l’ombrello della Nato ma sarà controllata dagli Stati Uniti.
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Questa recensione al libro (*) dell’ex agente del Mossad Victor Ostrovsky, risalente ormai a diversi anni orsono, è stata redatta dal “giornalista” Dimitri Buffa, che nel frattempo è diventato una delle firme di punta del variegato panorama sionista del nostro paese. Egli ha scritto e scrive regolarmente su testate come “Libero”, “Il Giornale”, “Il Foglio” e “L’Opinione”, sempre e incodizionatamente a favore dell’entità sionista, qualsiasi cosa essa faccia. Leggerla dunque è estremamente utile perché, a prescindere dal “ruolo” svolto attualmente da questo scribacchino di mezza tacca, viene evidenziato con chiarezza che cos’è il Mossad e come funziona la sua tanto famigerata “organizzazione” segreta. Organizzazione che, da quando è stato scritto il libro recensito, ha ulteriormente ampliato il suo raggio d’azione e raffinato ancor di più le sue modalità operative, che già all’epoca ne facevano probabilmente il più efficiente servizio segreto al mondo.
06
Disneyland arriva nell’Iraq devastato dalla guerra con un parco divertimenti dal budget multi-milionario, che sarà costruito su un lotto da 50 acri adiacente alla Zona Verde.
Il parco divertimenti, in puro stile statunitense, comprenderà un’area dedicata allo skateboard, giostre, un’arena concerti e un museo.
s Le forze di occupazione sono dell’opinione che a Baghdad non ci sia abbastanza intrattenimento. Si dice che il Generale David Petraeus sia un “grosso sostenitore” del progetto di portare Disneyland a Baghdad.
Appoggiata dal Pentagono, una sconosciuta holding finanziaria di Los Angeles, detenuta da privati investitori e chiamata C3, svilupperà il “Baghdad Zoo and Entertainment Experience” ["Lo Zoo di Baghdad e l'Esperienza del Divertimento" ndt]. Il parco sarà progettato dalla Ride and Show Engineering (RSE).
02
L’11 settembre non sarà stato che un pretesto per sospendere, prima temporaneamente poi definitivamente, numerose libertà pubbliche e individuali negli Stati Uniti. Il sociologo Jean-Claude Paye analizza il rinnovo del “Patriot Act”, le disposizioni mantenute e quelle che sono state emendate. Egli mostra che le procedure di deroga adottate nel panico degli attentati di New York e di Washington sono diventate permanenti senza sollevare ampie contestazioni. Questa evoluzione non finirà con il mandato di George W. Bush e d’altronde non è fondamentalmente rimessa in discussione dai candidati alla sua successione.
Il rinnovo del Patriot Act ha permesso di prolungare nel tempo misure che, all’epoca della loro prima adozione nel 2001, furono giustificate da una situazione di emergenza. Le disposizioni eccezionali prese dal governo statunitense, dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, si fondano sul voto del Congresso che stabilisce: “il Presidente è autorizzato a utilizzare tutte le forze necessarie e appropriate contro nazioni, organizzazioni o persone che hanno pianificato, autorizzato, commesso o favorito gli attacchi terroristici avvenuti l’11 settembre 2001 …” [1]