Cari amici e amiche. Mi avete scritto di recente per esprimere la vostra partecipazione, indignazione, preoccupazione per la mia denuncia su Censura Legale (si veda, fra gli altri, il sito http://www.disinformazione.it/censura_legale.htm).
Tantissimi di voi mi hanno chiesto “Cosa possiamo fare?”. Ecco delle proposte, ma c’è una cosa da capire: la questione ha preso oggi una piega gravissima.
LA CENSURA ORA VIENE DAL CUORE DELL’ANTISISTEMA, DA GABANELLI E DA GRILLO. Di fatto il nemico sembra “marciare alla nostra testa”.
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Cari amici/amiche, la redazione di Report, con un espediente senza precedenti nei forum, ha censurato nel proprio forum la discussione su Censura Legale facendola sparire dalla prima pagina nonostante fosse la più attiva (http://www.forum.rai.it/index.php?showtopic=193515&f=141).
Essa non solo ospitava le libere opinioni di diversi spettatori della trasmissione, ma era stata letta da quasi 30.000 italiani in un crescendo giornaliero.
Le critiche che si andavano accumulando sull’operato di Milena Gabanelli, in collusione con la RAI nell’opera di Censura Legale (http://www.disinformazione.it/censura_legale.htm), non sono state tollerate dalla redazione, che in questo modo replica la stessa intolleranza al libero dibattito e alla ricerca della verità del Sistema che vorrebbero contrastare.
Vi chiedo di agire oggi stesso partecipando alla protesta che si va accendendo sul forum di Report (leggere nel forum: Importante - Ordine di archiviazione delle discussioni e poi scrivere su Importante - Bernardo Iovene on line e/o Gabanelli nel panico mostra chi veramente è).
Ne va ancora una volta del vostro diritto di poter credere che chi vi informa sia realmente ciò che dichiara di essere. Ne va della libera informazione in Italia.
Grazie a tutti. Paolo Barnard
N.B. Non rispondete a me, per cortesia, ma agite se lo riterrete opportuno.
DI PAOLO BARNARD
Rimango esterrefatto per quanto è avvenuto al giornalista Paolo Barnard abbandonato a sé stesso dalla RAI e dalla stessa Milena Gabanelli, la conduttrice di Report.
Ho sempre ammirato il lavoro giornalistico di Paolo Barnard. Penso che le sue puntate su Report siano le più belle del giornalismo italiano.
Ora Paolo Barnard è stato portato in tribunale per la puntata ( “ Little Pharma & Big Pharma “) del 11/10/2001 e ripetuta, su richiesta del pubblico, il 15 /02/ 2003. Per quella inchiesta la RAI e la Gabanelli furono citati in giudizio il 16/11/2004. Nonostante le assicurazioni da parte della RAI, Paolo Barnard è ora abbandonato al suo destino. Questo è un comportamento a dir poco criminoso. E questo non solo perché tocca a Paolo Barnard , ma perché vengono così messi a tacere tanti giornalisti che troveranno così sempre più difficile fare giornalismo serio.
Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell’informazione di cui non si parla mai. E’ la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio dell’indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti ‘fuori dal coro’.
Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste ’scomode’. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso.
Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.
Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 (”Little Pharma & Big Pharma”). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: “Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie”) e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).
Avviso agli abbonati Sky. Da gennaio la guida tv mensile che prima ricevevate gratuitamente a casa è diventata a pagamento (0,90 euro): i primi due numeri (gennaio e febbraio) sono “free”. Se da marzo volete acquistarla, però, non dovete fare nulla: lo avete già fatto, senza che nessuno ve lo abbia chiesto.
Già, perché il canale satellitare ha deciso di investire sulla propria rivista, migliorandola, e comunicandolo ai propri clienti con una lettera che informa che il costo di “SkyLife”, questo il nome del magazine, verrà automaticamente aggiunto al costo dell’abbonamento.
Una mossa da molti quattrini visto che gli utenti della piattaforma del magnate australiano Rupert Murdoch sono oltre quattro milioni e che, probabilmente, molti cestineranno (bollandola come pubblicità e senza neanche guardarla) la lettera di Sky, presente nel primo numero della nuova guida.
«Ma è anche una mossa illegittima», spiega Vanna Pizzi, avvocato di Federconsumatori: «Sky, come i suoi abbonati, è un privato e il diritto al silenzio-assenso è riservato solo alla pubblica amministrazione. Se si aderisce a un nuovo servizio la volontà delle due parti deve essere esplicita. È impossibile che una persona, se per qualche motivo non ha ricevuto la comunicazione, sia costretta a pagare. Non pagando la guida, quindi, non si può essere perseguiti».
La risposta di Sky: «Ogni abbonato può scegliere se ricevere o no il nuovo magazine. Gli strumenti per la disdetta sono semplicissimi: chiamando un numero verde attivo 24 ore su 24 o attraverso il sito sky.it si indica la preferenza per (a) non ricevere nulla o (b) ricevere una guida sintetica alla programmazione. Si potrà farlo in qualsiasi momento, anche successivamente». Sarebbe stato meglio, dicono le associazioni dei consumatori, se si fosse potuto accettare e non rifiutare.
Federico Ferrazza su “L’espresso” in edicola domani
Più persone guardano un programma e più la pubblicità paga in termini economici, seguendo la logica perversa e deleteria dell’audience! Ormai questo termine è diventato così familiare che è entrato nel nostro bagaglio culturale: ma cosa significa esattamente audience? Il dizionario inglese la definisce come «le persone alla portata di orecchio», per via della sua radice latina, ma anche «spettatori» e «uditorio». In termini pubblicitari, e cioè l’ambito che interessa noi e loro, l’audience è l’insieme della popolazione (spettatori) che viene raggiunta dal mezzo televisivo in un determinato periodo di tempo: quindi, una vera e propria unità di misura (spettatori per tempo) messa a disposizione dai pubblicitari per i loro loschi intrallazzi commerciali. Tutto ruota attorno alla raccolta pubblicitaria, che ci piaccia o meno.
In passato la “tivù” di Stato usufruiva di un “Servizio Opinioni” che aveva la funzione di stabilire il gradimento e la partecipazione degli spettatori, in pratica si occupava di controllare la qualità stessa degli spettacoli trasmessi. La forte pressione economica delle pubblicità, delle “tivù” private (Fininvest in primis), e la concorrenza a volte sleale di queste ultime, hanno profondamente cambiato tale sistema, passando dall’indice qualitativo a quello quantitativo. Una svolta notevole che ha rivoluzionato tutto il sistema radio-televisivo. Da quel momento in poi, infatti, non è importante se alla gente piace o meno un programma, è importante che lo si guardi e basta!