Vorrei segnalare la bella puntata di “Annozero” di Giovedì 8 Maggio: spesso sono stato critico con Santoro, e proprio per questa ragione voglio segnalare il merito di chi sa ancora fare del buon giornalismo televisivo. Quando si ricorda di farlo.
La puntata non era soltanto dedicata all’assassinio di Nicola Tommasoli, ma – proprio come nel miglior giornalismo – partiva dall’evento per “allargarsi” a 360 gradi.
Intendiamoci: nessuno sostiene che Santoro ci abbia spiegato l’arcano – questo è pessimo giornalismo al quale siamo, purtroppo, abituati – mentre ha saputo presentare una realtà variegata, più opinioni a confronto, molti “input”, che qualificano un prodotto editoriale.
Forse un po’ carente l’analisi in Studio – fra una Assunta Almirante fuori luogo in quel contesto, ed una Titta de Simone (ex parlamentare PRC) ancora troppo legata a schemi ideologici – ma la composizione giornalistica della puntata era veramente encomiabile, per come sapeva trasmettere l’incertezza di fondo e l’insicurezza del mondo giovanile, che s’espande e si sostanzia nei comportamenti descritti.
Ciò dimostra che il servizio pubblico – quando lo vuole fare – ha strumenti e mezzi per fare dell’ottimo giornalismo: a quando la “pulizia” dello studio dai pessimi politici che lo ingombrano da decenni, e l’invito ai tanti, ottimi giornalisti/blogger che c’informano sulla Rete? In pratica: quando torneremo alla vecchia Samarcanda – dov’era la gente a parlare – e non i loro pessimi “dipendenti”?
La puntata non era soltanto dedicata all’assassinio di Nicola Tommasoli, ma – proprio come nel miglior giornalismo – partiva dall’evento per “allargarsi” a 360 gradi.
Intendiamoci: nessuno sostiene che Santoro ci abbia spiegato l’arcano – questo è pessimo giornalismo al quale siamo, purtroppo, abituati – mentre ha saputo presentare una realtà variegata, più opinioni a confronto, molti “input”, che qualificano un prodotto editoriale.
Forse un po’ carente l’analisi in Studio – fra una Assunta Almirante fuori luogo in quel contesto, ed una Titta de Simone (ex parlamentare PRC) ancora troppo legata a schemi ideologici – ma la composizione giornalistica della puntata era veramente encomiabile, per come sapeva trasmettere l’incertezza di fondo e l’insicurezza del mondo giovanile, che s’espande e si sostanzia nei comportamenti descritti.
Ciò dimostra che il servizio pubblico – quando lo vuole fare – ha strumenti e mezzi per fare dell’ottimo giornalismo: a quando la “pulizia” dello studio dai pessimi politici che lo ingombrano da decenni, e l’invito ai tanti, ottimi giornalisti/blogger che c’informano sulla Rete? In pratica: quando torneremo alla vecchia Samarcanda – dov’era la gente a parlare – e non i loro pessimi “dipendenti”?
di Carlo Bertani
Fonte: www.carlobertani.it
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